La corruzione torna a essere uno dei temi più delicati della politica ucraina proprio mentre il Paese continua a combattere contro la Russia e si confronta con interrogativi sempre più complessi sulla propria leadership e sul futuro istituzionale.
A riportare il tema al centro del dibattito è anche un’intervista pubblicata dal Corriere della Sera a Dmytro Kuleba, ex ministro degli Esteri ucraino. Nell’analisi proposta dal quotidiano italiano, Kuleba considera la corruzione non soltanto come una questione giudiziaria, ma come un problema capace di incidere sulla fiducia nelle istituzioni, sulla stabilità politica e sulla capacità dell’Ucraina di mantenere il sostegno dei propri partner occidentali.
Il punto interessante, però, è che il quadro può essere approfondito andando oltre le dichiarazioni politiche.
I dati disponibili raccontano una situazione tutt’altro che semplice.
Secondo il Corruption Perceptions Index 2025 di Transparency International, pubblicato nel febbraio 2026, l’Ucraina ha ottenuto 36 punti su 100, collocandosi al 104° posto su 182 Paesi. L’indice misura la percezione della corruzione nel settore pubblico attraverso 13 fonti indipendenti e non rappresenta quindi un conteggio diretto dei casi di tangenti o appropriazioni indebite.
Il dato, tuttavia, contiene anche un elemento di miglioramento: l’Ucraina ha guadagnato un punto rispetto alla precedente rilevazione.
Questo significa che sarebbe fuorviante descrivere l’Ucraina come un Paese nel quale la corruzione sarebbe semplicemente aumentata senza soluzione di continuità. Al contrario, negli ultimi anni sono state introdotte importanti riforme e sono stati rafforzati gli organismi specializzati nella lotta alla corruzione.
Ma il problema rimane significativo.
L’OECD, in una valutazione pubblicata nel 2025, riconosce infatti i progressi compiuti da Kiev nella trasparenza, nella digitalizzazione dei servizi pubblici, nella protezione dei whistleblower e nel rafforzamento delle istituzioni anticorruzione. Allo stesso tempo, l’organizzazione avverte che i rischi rimangono elevati, soprattutto nel contesto della guerra e in vista dell’enorme processo di ricostruzione che l’Ucraina dovrà affrontare.
In altre parole, l’Ucraina ha costruito strumenti più solidi per combattere la corruzione, ma non ha ancora eliminato il fenomeno.
Ancora più interessante è il rapporto tra la percezione della corruzione e l’esperienza concreta dei cittadini.
Una ricerca nazionale realizzata da Info Sapiens per conto dell’Agenzia nazionale ucraina per la prevenzione della corruzione ha rilevato che nel 2025 la percezione della diffusione della corruzione è diminuita rispetto al biennio precedente.
Nonostante questo miglioramento, la corruzione continua a essere considerata dagli ucraini il secondo problema più grave del Paese dopo l’aggressione militare russa. Nel 2025 il 72,2% dei cittadini la indicava ancora come un problema molto serio.
Il dato va letto insieme a quello relativo all’esperienza personale.
Nel 2024, secondo la stessa indagine, il 91,4% della popolazione riteneva la corruzione diffusa, mentre il 18,7% dei cittadini dichiarava di averne avuto direttamente esperienza nell’anno precedente. La distanza tra percezione e esperienza concreta è quindi molto ampia.
È una distinzione fondamentale: percepire un sistema come corrotto non equivale automaticamente ad aver subito o osservato personalmente un atto corruttivo.
Le rilevazioni permettono anche di individuare alcuni settori particolarmente esposti.
Nel 2024, tra i cittadini che avevano avuto rapporti con i servizi pubblici interessati, il settore delle costruzioni e dei rapporti legati alla terra presentava la maggiore incidenza di esperienze di corruzione, con il 44,1% dei soggetti coinvolti.
Seguivano sanità e forze dell’ordine. Nel settore sanitario, il 28,5% di coloro che avevano avuto contatti con il comparto dichiarava un’esperienza corruttiva; una percentuale che assume un peso particolare considerando quanto frequentemente i cittadini utilizzano i servizi sanitari.
Per le imprese, invece, un’area particolarmente delicata è quella delle dogane. I dati relativi al 2025 mostrano un miglioramento: il 21,8% degli imprenditori che avevano avuto rapporti con le autorità doganali dichiarava un’esperienza di corruzione, contro percentuali superiori al 35% registrate negli anni precedenti.
Anche questo dato suggerisce che il quadro non è statico.
Il problema politico più sensibile non riguarda soltanto quanti casi di corruzione vengano scoperti, ma anche quanto siano indipendenti gli organismi incaricati di indagarli.
Nel luglio 2025 il Parlamento ucraino aveva approvato provvedimenti che limitavano l’autonomia di due delle principali strutture anticorruzione del Paese. La decisione provocò forti proteste interne e pressioni internazionali e venne successivamente revocata.
Reuters sottolineò allora come l’indipendenza di questi organismi fosse considerata una componente fondamentale delle riforme richieste all’Ucraina anche nel percorso verso l’Unione europea.
L’OECD ha successivamente definito i progressi anticorruzione dell’Ucraina significativi, ma ha anche segnalato che il rischio di arretramento rimane concreto e che le istituzioni specializzate devono essere protette da interferenze.
Ed è proprio qui che la questione della corruzione si trasforma in una questione politica.
Nel frattempo, le strutture anticorruzione continuano a occuparsi di casi che coinvolgono livelli elevati dell’apparato statale.
Nelle ultime settimane Reuters ha riferito di un’indagine che coinvolge funzionari di alto livello e di un presunto schema di riciclaggio da 3 milioni di dollari, mentre il ministero della Difesa è tornato sotto i riflettori in una fase di forte instabilità politica.
Non si tratta di elementi sufficienti, da soli, per affermare che l’intero sistema statale ucraino sia corrotto. Sono però vicende che spiegano perché il tema continui ad avere un peso enorme nell’opinione pubblica.
La guerra, inoltre, rende la questione ancora più sensibile. Gli appalti militari, la gestione degli aiuti internazionali, le forniture per le forze armate e, soprattutto, la futura ricostruzione del Paese rappresentano settori nei quali trasparenza e controlli saranno decisivi.
Già nell’agosto 2025 le autorità anticorruzione ucraine avevano annunciato la scoperta di un presunto sistema di acquisto a prezzi gonfiati relativo a droni militari e sistemi di disturbo delle comunicazioni. La vicenda arrivò pochi giorni dopo il ripristino dell’indipendenza degli organismi anticorruzione, al termine delle proteste che avevano accompagnato la precedente stretta sui loro poteri.
È questo il contesto nel quale assumono particolare significato le parole di Kuleba riportate dal Corriere della Sera.
L’ex ministro non considera la corruzione un semplice capitolo della giustizia penale. La collega invece alla fiducia degli ucraini nelle istituzioni e alla credibilità internazionale del Paese.
La questione si intreccia quindi anche con il dibattito sulle elezioni durante la guerra e sull’eventuale nascita di nuove figure politiche capaci di contendere spazio alla leadership di Zelensky.
Ma anche qui i dati invitano alla prudenza.
Le elezioni durante il conflitto restano un tema estremamente divisivo. Reuters ha riferito nei giorni scorsi che un sondaggio citato nel dibattito politico indicava una maggioranza di ucraini, pari al 57%, favorevole a rinviare le elezioni alla fine della guerra.
La fotografia che emerge, dunque, è più complessa di quella di un Paese semplicemente travolto dalla corruzione.
L’Ucraina resta alle prese con un problema serio e strutturale, certificato da indicatori internazionali e percepito fortemente dalla popolazione. Ma nello stesso tempo ha realizzato riforme importanti, ha rafforzato gli organismi specializzati e, secondo alcune rilevazioni, nel 2025 ha registrato un miglioramento della percezione e dell’esperienza concreta della corruzione.
Il vero banco di prova sarà ora la capacità di mantenere questi progressi durante la guerra, garantire l’indipendenza degli organismi anticorruzione e impedire che la gestione delle enormi risorse destinate alla difesa e alla futura ricostruzione diventi terreno per nuovi fenomeni corruttivi.
Ed è proprio su questo punto che la denuncia politica di Kuleba trova il suo elemento più significativo: la corruzione non riguarda soltanto il denaro pubblico, ma la fiducia nello Stato e, in ultima analisi, la capacità dell’Ucraina di affrontare la guerra e costruire il proprio futuro europeo.
Fonti utilizzate: Corriere della Sera per l’intervista a Dmytro Kuleba; Transparency International per il Corruption Perceptions Index 2025; OECD per la valutazione delle riforme anticorruzione; Reuters per gli sviluppi politici e giudiziari più recenti; NACP/Info Sapiens per i dati sulla percezione e sull’esperienza della corruzione in Ucraina.
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