Cultura

Benvenuti nell’era degli AI influencer con Influent Agency

Negli ultimi due anni il concetto di “influencer” ha smesso di coincidere automaticamente con quello di persona fisica. Volti fotorealistici che non sono mai esistiti, voci sintetiche indistinguibili da quelle umane, personalità costruite a tavolino ma capaci di generare engagement reale: gli AI influencer sono uno dei fenomeni più discussi nel mondo della comunicazione digitale, e stanno passando rapidamente dalla fase di curiosità tecnologica a quella di strumento di marketing strutturato.

Il fenomeno non nasce oggi. Lil Miquela, digital human creata nel 2016 dalla start-up statunitense Brud, è spesso citata come il primo caso di AI influencer ad aver raggiunto una vera notorietà globale, collaborando con brand come Prada e Calvin Klein. Da allora il settore si è evoluto in modo esponenziale: secondo diverse analisi di mercato, la produzione di contenuti tramite intelligenza artificiale generativa ha abbattuto tempi e costi che fino a poco tempo fa richiedevano troupe, studi di posa e mesi di pianificazione.

Perché i brand guardano ai Digital Human

Le ragioni dietro questa crescita sono soprattutto economiche e operative. Un testimonial digitale non ha esigenze di viaggio, non invecchia, non è soggetto a scandali reputazionali improvvisi e può “parlare” contemporaneamente decine di lingue senza bisogno di doppiaggio o localizzazione. Per le aziende che devono presidiare più mercati con budget limitati, si tratta di un vantaggio competitivo non trascurabile.

C’è poi un tema di proprietà dell’asset: un volto umano è legato a un contratto, a un’agenzia, a scelte personali che sfuggono al controllo del brand. Un’identità digitale, al contrario, resta interamente nelle mani di chi la commissiona, garantendo coerenza narrativa e visiva nel tempo — un fattore sempre più rilevante in un mercato in cui la reputazione si costruisce (e si perde) in poche ore sui social.

Il caso Influent Agency: chi sta costruendo il settore nel nostro Paese

Se negli Stati Uniti e in Asia il fenomeno è già maturo, in Italia il mercato degli AI influencer è ancora agli inizi, ma sta attirando i primi operatori specializzati. Tra questi si segnala Influent Agency, realtà che si dedica esclusivamente alla progettazione di Digital Human e AI Brand Ambassador su misura per aziende, boutique e redazioni digitali.

L’approccio dell’agenzia Influent Agency si distingue per la scelta di non limitarsi alla generazione di semplici immagini sintetiche, ma di costruire identità complete: volto, voce e personalità coerenti, pensate per durare nel tempo e per essere impiegate in produzioni video quotidiane. Tra i progetti realizzati figurano AI travel blogger, modelle digitali per cataloghi e podcaster virtuali pensati per format editoriali continuativi.

È un posizionamento che riflette una tendenza più ampia del settore: non più avatar usa e getta, ma veri e propri asset di comunicazione a lungo termine, capaci di sostenere strategie di contenuto strutturate su più mesi o anni.

Le domande aperte

Naturalmente il tema non è privo di implicazioni da affrontare con attenzione. La trasparenza verso il pubblico — rendere chiaro quando un contenuto è generato o interpretato da un’identità sintetica — resta un nodo centrale su cui si confrontano operatori, piattaforme e, in prospettiva, anche il legislatore. Così come restano aperti i temi legati al diritto d’autore sulle immagini e alle aspettative del pubblico nei confronti di figure che, pur non esistendo fisicamente, comunicano emozioni e stili di vita reali.

Quel che appare certo è che il confine tra creator umano e identità digitale è destinato ad assottigliarsi ulteriormente nei prossimi anni, e che le aziende italiane iniziano a guardare a questo strumento non più come a un esperimento, ma come a una leva di comunicazione concreta da integrare nelle proprie strategie.

Redazione

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