Lazio

Contratto militari, USIM dice no al rinnovo: “Aumenti insufficienti e nessuna risposta su previdenza e dignità del personale”

L’Unione Sindacale Italiana Marina boccia l’accordo e denuncia: “Incrementi lontani dal costo della vita, indennità operative ferme da oltre vent’anni e promesse non mantenute”

L’Unione Sindacale Italiana Marina (USIM) esprime contrarietà al rinnovo del contratto del personale militare e annuncia il proprio no all’accordo, ritenuto insufficiente rispetto alle esigenze economiche e professionali del comparto.

Secondo USIM, il rinnovo riproporrebbe un modello già visto in passato, caratterizzato da interventi frammentati e aumenti ritenuti insufficienti. Il sindacato utilizza la metafora dei piccioni in piazza, costretti a contendersi pochi granelli di cibo, per descrivere quello che definisce un meccanismo volto a dividere il personale invece di affrontare le questioni strutturali.

“Divide et impera: si spacchetta il rinnovo in mille rivoli disomogenei, pochi euro per una categoria, un’indennità per un’altra, così che il personale finisca per confrontarsi al proprio interno invece che con la controparte”, sostiene USIM.

“Gli aumenti non recuperano il potere d’acquisto perso”

Tra i principali motivi del dissenso, il sindacato indica il mancato adeguamento degli stipendi al costo della vita.

USIM sottolinea che gli aumenti del punto parametrale riconosciuti negli ultimi contratti non avrebbero seguito la crescita dell’inflazione misurata dall’indice IPCA, determinando una progressiva perdita del potere d’acquisto del personale militare.

Il nuovo rinnovo, secondo l’organizzazione sindacale, interviene solo parzialmente sul problema senza recuperare quanto perso negli anni.

“Incrementi economici troppo bassi”

USIM definisce gli aumenti previsti “irrisori” e calcola che gli incrementi proposti corrisponderebbero a poco più di un euro al giorno per lavoratore.

Una cifra giudicata non adeguata in un comparto che, secondo il sindacato, deve fare i conti con carenze di organico di migliaia di unità e con un aumento dei carichi operativi.

Indennità operative ferme da oltre vent’anni

Nel mirino anche le indennità legate alle attività più impegnative.

USIM denuncia che il personale impegnato quotidianamente in mare, nei servizi operativi e nei settori maggiormente gravosi continua a percepire indennità rimaste sostanzialmente ferme da oltre due decenni.

Per il sindacato, il rinnovo avrebbe dovuto rappresentare l’occasione per adeguare questi trattamenti economici al mutato scenario operativo e all’aumento del costo della vita.

La questione previdenziale resta aperta

Altro tema centrale della contestazione riguarda la previdenza dedicata al personale militare.

USIM evidenzia come migliaia di militari entrati in servizio dal 1996, soggetti al regime contributivo, rischino in futuro una forte riduzione del trattamento pensionistico rispetto all’ultimo stipendio percepito.

Secondo il sindacato, il rinnovo contrattuale non affronta una questione considerata strategica per il futuro del comparto, rinviando ancora una volta una riforma ritenuta necessaria.

“Cifre sugli aumenti non coerenti con i dati tecnici”

USIM contesta inoltre la comunicazione relativa agli aumenti annunciati pubblicamente.

Il sindacato afferma che alcune cifre diffuse, con riferimenti a incrementi netti annui superiori ai duemila euro, non troverebbero corrispondenza nelle tabelle tecniche ufficiali, che indicherebbero valori sensibilmente inferiori.

Il nodo della rappresentanza

Nella propria analisi, USIM solleva anche il tema della continuità tra il precedente sistema dei Co.Ce.R. e alcune attuali realtà della rappresentanza sindacale militare.

Secondo il sindacato, una parte degli attuali vertici avrebbe mantenuto un’impostazione negoziale fondata su piccoli risultati progressivi, senza imprimere quel cambio di passo ritenuto necessario per il comparto.

USIM: “Il contratto va respinto”

La posizione dell’Unione Sindacale Italiana Marina è quindi netta: il rinnovo, nelle condizioni attuali, non dovrebbe essere sottoscritto.

“Un contratto che rinvia ancora una volta la previdenza dedicata, non affronta pienamente la specificità del comparto e propone risorse non proporzionate al costo della vita reale – sostiene USIM – non è un contratto da firmare”.

Il sindacato chiede quindi al personale militare una presa di posizione collettiva: “Chi indossa una divisa ha ancora un margine di scelta, ed è quello di esercitare un no netto”.

Redazione

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