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Perdersi nella memoria e ritrovarsi in una visione

So e la sento in me, che esiste una certa geografia della narrazione, e che asseconda una geografia dell’anima…. luogo della memoria coltivata, in cui si radica la storia personale, ogni storia.

E’ un collage di magiche visioni e storie, in un mosaico variegato tra le cui tessere si scorgono scorci di vita vissuta, ricordi personali, storie da raccontare.

E’ la scoperta di un paesaggio che si credeva perso, ritrovarlo e intrecciarlo continuamente con il dialogo del tempo; nasce così una conversazione con l’anima, una narrazione senza età, né tempo.

Ed ecco dipanarsi, da una tessera all’altra, ricordi disseminati per le assolate strade di Santa Caterina (R.C.), per le notti africane friulane.

Ricordi che l’esercizio della memoria, tira su dai suoi fondali, in un’epoca in cui non si è consapevoli che tutto ciò che si vive ha il dovere di diventare memoria.

E allora ecco il perchè è dolce l’emozione di perdersi a guardare in dietro.

Ma è allo stesso tempo un perdesi a guardare, immaginare, inseguire visioni fuori dalla realtà, farlo con una certa insistenza dello sguardo, e non è soltanto percezione, ma anche proiezione della propria sensibilità, del retroterra culturale di ogni tempo.

E’ anche una sorta di viaggio memorico dal Seicento napoletano ( quando ho vissuto a Napoli ), dai bianchi marmi del Canova, dagli interni di monasteri, dal Reale Albergo dei poveri, carichi di storia e di misteri, dai musei, dal mar Mediterraneo ( che ci fa “ Cittadini del Mondo “ ).

Da tante realtà concrete, animate dallo spirito che si chiamano “ tempo interiore”, “ confini”, “ luoghi della memoria”.

Ricordare è una scelta necessaria, giacchè tutto ha il diritto di riprodursi e la memoria lo fa con un lavoro da certosino, mentre il mondo continua il suo corso, come se nulla fosse mai accaduto.

E’ un fiume in piena la memoria … è come sfogliare un libro ove si alternano accadimenti a memorie personali.

Mi viene in mente Pasolini !

Era un uomo che pensava in grande. Che chiedeva molto a sé e al mondo. Che sapeva dare con generosità ma anche pretendeva onestà e sincerità.

Sentimento che è rimasto deluso e per cui è morto!

Ogni risveglio è come trovarsi in un paesaggio cupo di un tempo che riprende il suo sordo battito e un sole maturo che piove su una realtà tinta dal rosso del sangue, come un grido d’accusa a una umanità assente o distratta da altre cose, da altri interessi egoistici personali.

Svegliarsi nella condizione di chi si getta stordito dietro a ogni giorno, come giù da una rupe !

Non ne vale la pena…, meglio continuare a sognare, a inseguire un sogno, piuttosto che questa squallida realtà!

Vincenzo Calafiore

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Vincenzo Calafiore

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