L’antibiotico-resistenza rappresenta una delle più gravi emergenze sanitarie del nostro tempo. A lanciare l’alert è la professoressa Cristina Costa, intervenuta ai microfoni di Fast News Platform durante un’intervista dedicata a un fenomeno che preoccupa medici, ricercatori e istituzioni sanitarie di tutto il mondo.
L’occasione nasce da una domanda che molti pazienti si pongono quando si rivolgono al proprio medico di famiglia: perché oggi gli antibiotici vengono prescritti con maggiore cautela rispetto al passato?
Secondo la professoressa Costa, la risposta è legata a una crescente minaccia globale. “L’uso non sempre appropriato degli antibiotici nel corso degli anni ha favorito lo sviluppo di meccanismi di resistenza nei batteri. Di conseguenza questi farmaci diventano meno efficaci e si riducono le possibilità terapeutiche a disposizione dei medici”.
In altre parole, gli antibiotici non stanno perdendo valore perché siano diventati inutili, ma perché l’abuso e l’utilizzo scorretto ne compromettono progressivamente l’efficacia.
L’esperta sottolinea come il fenomeno riguardi indistintamente Paesi ricchi e Paesi in via di sviluppo. Le stime internazionali indicano che attualmente le infezioni legate a batteri resistenti agli antibiotici causano circa un milione di decessi all’anno nel mondo.
Un numero destinato a crescere in maniera drammatica.
“Se non verranno adottate misure efficaci – spiega Costa – entro il 2050 si potrebbe arrivare a dieci milioni di morti all’anno attribuibili all’antibiotico-resistenza”.
Numeri che spiegano perché l’argomento sia oggi al centro dell’attenzione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e delle principali autorità sanitarie internazionali.
Uno degli errori più frequenti riguarda l’utilizzo degli antibiotici per combattere patologie di origine virale.
“L’influenza è causata da virus e molte infezioni respiratorie, soprattutto nei bambini, sono anch’esse di origine virale. In questi casi l’antibiotico non serve”, precisa la docente.
Una convinzione ancora molto diffusa porta invece molti pazienti a richiedere antibiotici anche quando non sono necessari, contribuendo involontariamente ad alimentare il problema.
Nel corso dell’intervista la professoressa Costa ricorda anche l’importanza storica degli antibiotici nella medicina moderna.
La penicillina, scoperta casualmente da Alexander Fleming, ha rappresentato una delle più grandi rivoluzioni scientifiche del Novecento.
“Gli antibiotici hanno salvato centinaia di milioni di persone nel corso della storia. La penicillina e i suoi derivati continuano ancora oggi a essere utilizzati per il trattamento di numerose infezioni”.
L’obiettivo, dunque, non è demonizzare questi farmaci, ma preservarli per le generazioni future.
Tra i comportamenti più rischiosi vi è l’interruzione prematura della terapia antibiotica.
Molti pazienti, infatti, smettono di assumere il farmaco non appena i sintomi migliorano.
“È un errore grave – avverte Costa – perché i batteri più sensibili vengono eliminati per primi, mentre quelli più resistenti possono sopravvivere e riprendere a moltiplicarsi, favorendo lo sviluppo di nuove resistenze”.
Ancora più pericolosa è l’abitudine di conservare antibiotici avanzati per utilizzarli successivamente senza consultare il medico.
Una pratica di automedicazione che può risultare inefficace e contribuire alla diffusione del fenomeno.
L’antibiotico-resistenza non riguarda soltanto gli esseri umani.
La professoressa Costa richiama l’attenzione sul concetto di “One Health”, l’approccio che considera salute umana, salute animale e ambiente come elementi strettamente collegati.
L’utilizzo massiccio di antibiotici negli allevamenti intensivi e in alcuni settori produttivi può infatti favorire la comparsa di batteri resistenti che, attraverso diversi meccanismi, possono arrivare a influenzare anche la salute delle persone.
“L’abuso di antibiotici in ambito veterinario e zootecnico contribuisce anch’esso allo sviluppo delle resistenze”, evidenzia l’esperta.
Guardando all’Europa, la situazione appare particolarmente delicata nei Paesi dell’area mediterranea.
Secondo la docente, Italia, Spagna e Grecia registrano livelli di antibiotico-resistenza generalmente superiori rispetto ai Paesi del Nord Europa.
Tra le possibili ragioni vi sono differenze culturali, modelli prescrittivi diversi e una maggiore propensione all’utilizzo immediato di farmaci antibiotici rispetto ad altre realtà europee, dove si ricorre più frequentemente a trattamenti sintomatici prima di valutare terapie più aggressive.
La battaglia contro l’antibiotico-resistenza passa anche attraverso la formazione di medici, infermieri, farmacisti e operatori sanitari.
Ma un ruolo fondamentale spetta anche ai cittadini.
“Spiegare ai pazienti il perché delle scelte terapeutiche è fondamentale. Una corretta informazione contribuisce a ridurre comportamenti sbagliati e a contenere un fenomeno che nasce spesso dalla disinformazione”, conclude la professoressa Costa.
Il messaggio è chiaro: gli antibiotici restano una delle più grandi conquiste della medicina moderna, ma il loro futuro dipende dall’uso responsabile che ne faremo oggi. Se utilizzati correttamente continuano a salvare vite; se abusati, rischiano di diventare una risorsa sempre meno efficace contro le infezioni del domani.
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