Ogni venerdì alle 19.30 (ora dell’Europa centrale), quando a New York e Buenos Aires è ancora pomeriggio e a Vancouver è mattina, va in onda l’approfondimento internazionale di Fast News Platorm un format che punta a costruire un parterre globale di ospiti chiamati a raccontarsi senza filtri. Un appuntamento fisso che, nelle intenzioni della produzione, è già definito fino a settembre, con la promessa di annunciare presto anche il calendario degli ospiti da ottobre fino al periodo natalizio.
Il programma si inserisce in una dimensione fortemente transnazionale, con collegamenti e pubblico distribuito tra Europa, Americhe e comunità italiane all’estero. L’obiettivo è quello di creare una conversazione continua tra esperienze professionali, biografie personali e trasformazioni sociali.
Nel corso dell’ultima puntata, il centro del dialogo è stato l’incontro con Merilia Ciconte, architetta e autrice, originaria di Soriano Calabro, un piccolo centro della Calabria che ha segnato profondamente la sua formazione e il suo immaginario. La sua traiettoria personale attraversa poi la Lombardia e l’area milanese, fino a intrecciarsi idealmente con l’Argentina, in un racconto che unisce migrazione, lavoro e identità culturale.
La trasmissione ha scelto di introdurre la protagonista attraverso materiali visivi differenti: immagini non recenti, una rappresentazione generata con intelligenza artificiale e alcuni riferimenti ai suoi libri e al suo percorso professionale. Un modo per restituire, anche visivamente, la complessità di una figura che vive tra architettura e scrittura, pur rivendicando con chiarezza la propria identità principale: quella di architetto.
«La scrittrice non è la mia professione, ma un amore parallelo alla mia attività principale», ha spiegato Ciconte nel corso del collegamento, sottolineando come il suo lavoro resti legato alla progettazione e alla dimensione tecnica dell’architettura, pur contaminata da una forte componente narrativa.
Il percorso personale raccontato in diretta ripercorre anche le fasi della sua vita familiare: gli studi tra Milano e la Calabria, il ritorno a Soriano Calabro dopo il matrimonio, la costruzione di un’attività professionale locale e poi il successivo trasferimento in Lombardia, motivato soprattutto dal ricongiungimento con i figli e i nipoti. Oggi la sua vita si sviluppa stabilmente in Lombardia, con una collaborazione attiva con studi professionali milanesi.
La riflessione si è poi spostata sul rapporto tra architettura e innovazione tecnologica. Al centro del confronto, l’impatto dell’intelligenza artificiale sul lavoro dell’architetto. Ciconte ha riconosciuto la trasformazione in atto nel settore: dal disegno manuale al CAD, fino ai nuovi strumenti digitali avanzati.
«Il cambiamento è inevitabile e anche giusto», ha osservato, «ma resta fondamentale che ci sia sempre una mente umana capace di indirizzare, selezionare e interpretare ciò che la tecnologia propone». Una posizione equilibrata, che non nega il progresso ma rifiuta l’idea di una sostituzione completa della sensibilità progettuale umana.
Il dibattito si è poi allargato alla questione linguistica legata ai titoli professionali al femminile: architetto o architetta. Un tema che ha generato un confronto più ampio, anche con la partecipazione della professoressa Liliana Di Masi, collegata dall’Argentina. In Argentina, ha spiegato Di Masi, la forma linguistica tende a privilegiare una neutralità del termine professionale, come nel caso di “presidente”, utilizzato indipendentemente dal genere.
Ciconte ha espresso una posizione pragmatica: «Preferisco essere chiamata architetto. Le battaglie importanti per le donne sono altre». Un’affermazione che ha aperto una discussione più ampia sul ruolo delle donne nelle professioni tecniche e nelle imprese, oggi sempre più presenti anche nei ruoli apicali.
Secondo quanto emerso dal dialogo, le nuove generazioni stanno vivendo una fase diversa rispetto al passato: la distinzione di genere nelle competenze professionali appare meno centrale, mentre resta il tema della riconoscibilità del merito.
Uno dei passaggi più rilevanti della trasmissione ha riguardato il fenomeno dello spopolamento dei piccoli centri. Partendo proprio dall’esperienza di Soriano Calabro, si è discusso della progressiva migrazione verso le grandi città come Milano e altri poli urbani.
Il tema è stato affrontato anche in chiave economica: la concentrazione dei servizi, delle opportunità lavorative e delle infrastrutture nelle grandi aree urbane sta generando una crescente disparità territoriale. Le città attraggono popolazione giovane e qualificata, mentre molti centri minori rischiano una progressiva riduzione demografica.
Ciconte ha sottolineato come questo processo sia già in atto e difficilmente reversibile senza politiche strutturali forti. «I servizi fanno la differenza», ha osservato, evidenziando come la qualità della vita percepita sia ormai uno dei principali fattori di scelta per lo spostamento delle persone.
Il dibattito ha poi toccato anche il tema della rigenerazione urbana e delle difficoltà dei piccoli comuni nel competere con le grandi aree metropolitane. La frammentazione amministrativa e la difficoltà di cooperazione tra enti locali sono stati indicati come ulteriori ostacoli.
Un confronto che ha trovato eco anche nei dati citati in trasmissione su altre realtà urbane italiane, dove una quota significativa di abitazioni risulta inutilizzata o occupata solo stagionalmente, segno di una trasformazione strutturale del tessuto abitativo.
La seconda parte del dialogo ha allargato lo sguardo oltre l’Europa, con un focus sull’Argentina e sulle dinamiche di crescita di alcune regioni, in particolare l’area della Patagonia e della città di Neuquén. In queste zone, lo sviluppo economico legato alle risorse energetiche ha generato una forte attrazione demografica e un rapido incremento della popolazione.
Il caso argentino è stato utilizzato come termine di paragone per evidenziare come i flussi migratori contemporanei non siano più legati soltanto alla necessità economica primaria, ma sempre più alla ricerca di opportunità professionali e di miglioramento della qualità della vita.
Secondo quanto emerso, le nuove migrazioni coinvolgono spesso profili altamente qualificati, con conseguenze significative sia per i paesi di partenza sia per quelli di arrivo.
La puntata di “Fast News Platon” si è così configurata come un viaggio tra identità personali e trasformazioni globali: dalla Calabria alla Lombardia, fino all’Argentina, passando per le sfide dell’innovazione tecnologica e le tensioni delle città contemporanee.
Un racconto che restituisce l’immagine di un mondo sempre più interconnesso, in cui le biografie individuali diventano specchio di dinamiche collettive più ampie, tra radici locali e orizzonti globali.
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