Lazio

Pino Riccardi sull’estetica: “servono competenze vere, non corsi di poche ore. La salute viene prima del guadagno”

Pino Riccardi a Fast News Platform: “La bellezza è formazione, etica e responsabilità. Oggi troppa superficialità nel settore”

Dalla storia professionale tra Iri e innovazione estetica al monito sui rischi del trucco permanente e dei tatuaggi sul viso: “Servono competenze vere, non corsi di poche ore. La salute viene prima del guadagno”.

In una lunga diretta del 14 maggio 2026 su Fast News Platform, Pino Riccardi ha ripercorso la sua esperienza professionale tra comunicazione, formazione e settore estetico, offrendo anche una riflessione molto critica sull’evoluzione del trucco permanente e delle pratiche estetiche contemporanee. Una conversazione ampia, a tratti personale, che ha intrecciato memoria, innovazione e un forte richiamo all’etica professionale.

Il focus è stato su un tema più leggero e legato alla stagione imminente: l’estate e il turismo. Nel corso dell’intervista, il conduttore Antonio Nesci ha introdotto il tema del percorso professionale dell’ospite, ricordando la sua lunga esperienza nel settore e la sua attività pionieristica nel trucco permanente a Roma. Riccardi ha ricostruito il proprio percorso: “Ho lavorato in Iri per quasi 30 anni, tra via Veneto, via Piemonte e piazza Sedra, un centro di formazione dove si tenevano corsi di alto livello per dirigenti e presidenti. Era un ambiente professionale molto strutturato”.

Accanto all’esperienza nel mondo della formazione pubblica e manageriale, Riccardi ha ricordato anche l’attività nel settore estetico: “Nel 1994 ho portato il trucco permanente a Roma. Ero tra i primi, con professionisti internazionali che venivano da Germania, Spagna e da tutta Italia. Era un lavoro altamente specializzato”.

Nel racconto, Riccardi ha sottolineato l’importanza della qualità e della formazione continua, ricordando come nel suo centro operassero professionisti di livello internazionale che si alternavano mensilmente. “Ogni professionista veniva due o tre giorni al mese. C’erano liste d’attesa anche di sei mesi. Era un lavoro fatto con grande attenzione e competenza”.

Il dialogo si è poi concentrato sul tema dei VIP e dei personaggi pubblici che si affidavano ai suoi trattamenti, pur nel rispetto della privacy: “Personaggi dello spettacolo, presentatrici, politici. Venivano, ma chiedevano sempre che il risultato fosse naturale, quasi invisibile, soprattutto per la televisione”.

Ampio spazio è stato dedicato anche all’evoluzione tecnica del settore, con un confronto tra trucco permanente e tatuaggio estetico. Riccardi ha spiegato: “Oggi il trucco permanente viene spesso confuso con il tatuaggio, ma non è la stessa cosa. Il pigmento deve essere bio-riassorbibile, altrimenti resta indelebile e vira al bluastro con il tempo”. Un fenomeno che, secondo Riccardi, è sempre più frequente: “Vedi sopracciglia che diventano bluastre perché non si tratta di pigmenti corretti, ma di inchiostri da tatuaggio”.

L’esperto ha poi lanciato un monito sui rischi delle pratiche non professionali: “Quasi tutti i pigmenti possono creare problemi. Se sei allergico a quel pigmento sono dolori. E soprattutto oggi si vedono tatuaggi sul viso che non dovrebbero esserci. Io non li farei mai”.

Nel corso della conversazione, Riccardi ha anche espresso una riflessione critica sull’impatto culturale di queste pratiche: “Il tatuaggio sul viso non va bene. Ha un’influenza sui giovani. Poi una ragazza di 15 anni lo vede e pensa di farlo anche lei. Non è un messaggio positivo”.

Uno dei passaggi più netti riguarda il tema della formazione. Riccardi ha denunciato la diffusione di corsi troppo brevi e poco qualificanti: “Oggi ci sono persone che fanno un corso di 3, 4, 5 ore e poi iniziano a lavorare. Così si creano danni”. E ancora: “La formazione è la base di tutto. Serve formazione continua, non improvvisazione”.

L’attenzione si è poi spostata sull’aspetto economico del settore, sempre più attrattivo ma anche sempre più esposto a fenomeni di superficialità. “Si sono buttati tutti in questo mondo perché ci sono guadagni facili. Un trattamento può costare anche 1.500, 2.000 euro per le sopracciglia. Ma questo ha attirato persone non qualificate”.

Riccardi ha insistito anche sulla necessità di manutenzione nel tempo: “Non è un lavoro che si fa una volta e basta. Ci sono ritocchi ogni sei mesi, ogni anno. Il colore cambia, la pelle cambia. È un lavoro continuo”.

Nel corso della diretta è emerso anche il tema della responsabilità professionale. Riccardi ha rivendicato un approccio prudente e selettivo: “Io ho sempre rifiutato lavori che potevano essere rischiosi per la persona. Prima viene la salute, poi il guadagno”.

Una posizione che il conduttore ha definito coerente con tutta la sua carriera: “È una persona onesta, che non ha mai messo i soldi davanti alla salute del cliente”. Riccardi ha confermato: “Se si poteva fare senza rischi, si faceva. Altrimenti si diceva no”.

Non è mancato un riferimento all’evoluzione del settore estetico in generale: dall’extension delle ciglia ai trattamenti anticellulite, fino alle tecnologie di dimagrimento. “Oggi tutti fanno tutto. Ma servono competenze vere. Cambiano i macchinari, cambia la formazione”.

Infine, un passaggio sullo stile di vita e la salute personale. Riccardi ha raccontato la propria routine: “Faccio passeggiate ogni mattina, anche 7-8 chilometri. Mi muovo, mangio correttamente. L’alimentazione è fondamentale per stare bene”.

Un messaggio che chiude idealmente la lunga conversazione: tra esperienza, tecnica e memoria professionale, Pino Riccardi ha ribadito un concetto centrale che attraversa tutta la sua carriera: la bellezza, per essere autentica, non può prescindere da competenza, formazione e responsabilità.

Redazione

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