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Petroliera diretta in Giappone attraversa lo Stretto di Hormuz: riprendono lentamente i traffici energetici nel Golfo

Una petroliera battente bandiera panamense e gestita dal gruppo giapponese Eneos ha attraversato lo Stretto di Hormuz, segnando un nuovo passaggio strategico nelle rotte energetiche internazionali nonostante il blocco parziale causato dal conflitto tra Stati Uniti e Iran. Si tratta della seconda nave collegata al Giappone e diretta nel Paese asiatico ad attraversare l’area nelle ultime ore, in un contesto ancora caratterizzato da forti tensioni geopolitiche nel Golfo Persico.

Secondo i dati di monitoraggio navale, la petroliera trasporta circa 1,9 milioni di barili di greggio provenienti da Kuwait ed Emirati Arabi Uniti. L’arrivo in Giappone è previsto per il prossimo 3 giugno. Il transito viene osservato con particolare attenzione dai mercati energetici internazionali, che nelle ultime settimane hanno subito forti oscillazioni proprio a causa dell’instabilità nello Stretto di Hormuz, uno dei principali snodi mondiali per il commercio di petrolio.

L’attraversamento della nave rappresenta un segnale di graduale ripresa dei traffici marittimi nell’area, anche se la situazione resta delicata. Il conflitto tra Washington e Teheran ha infatti provocato rallentamenti, deviazioni di rotta e lunghe attese per numerose imbarcazioni commerciali, con ripercussioni sull’intera catena globale dell’approvvigionamento energetico.

Nella giornata del 13 maggio anche una superpetroliera cinese aveva attraversato lo Stretto di Hormuz dopo essere rimasta bloccata nel Golfo per oltre due mesi. La nave trasportava circa due milioni di barili di greggio iracheno destinati alla Cina, altro grande importatore asiatico fortemente dipendente dalle forniture energetiche mediorientali.

Gli osservatori internazionali leggono questi movimenti come un possibile segnale di parziale normalizzazione dei transiti commerciali, pur in assenza di una reale soluzione diplomatica della crisi. Lo Stretto di Hormuz continua infatti a rappresentare uno dei punti più sensibili dell’economia globale: attraverso questo corridoio marittimo passa una quota significativa del petrolio esportato dai Paesi del Golfo verso Asia, Europa e mercati internazionali.

Le compagnie energetiche e gli operatori navali continuano intanto a monitorare l’evoluzione dello scenario militare e politico nell’area, consapevoli che eventuali nuove escalation potrebbero provocare ulteriori interruzioni nei traffici e nuove tensioni sui prezzi del greggio.

Redazione

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