Umbria

Ternana Calcio, il fallimento scuote l’Umbria: la Regione attacca la gestione e spera in una nuova asta

Per l’Umbria è una giornata destinata a lasciare il segno. Il fallimento della Ternana Calcio e la conseguente perdita del professionismo aprono una ferita profonda non soltanto per la città di Terni, ma per tutto il sistema sportivo regionale. Una vicenda che va oltre il calcio e che tocca identità, economia, senso di appartenenza e prestigio di un’intera comunità.

A prendere posizione è stata la Giunta regionale dell’Umbria con una nota ufficiale diffusa nel pomeriggio del 13 maggio. Parole dure, ma anche dense di preoccupazione e speranza, rivolte a una delle realtà sportive più rappresentative della regione.

“La notizia del fallimento della Ternana Calcio e della perdita del professionismo rappresenta un colpo duro non solo per la città di Terni, ma per l’intera Umbria”, si legge nella nota della Regione. Un messaggio che esprime “vicinanza ai tifosi rossoverdi, alla comunità ternana e a tutti coloro che, dentro e fuori dal campo, hanno vissuto e sostenuto la Ternana come parte della propria identità”.

Il tono della dichiarazione è quello delle grandi occasioni, perché la caduta della società rossoverde viene percepita come qualcosa che supera i confini dello sport. La Ternana, infatti, viene definita dalla Giunta “molto più di una società sportiva”: un simbolo di storia, orgoglio popolare e appartenenza collettiva.

Nel documento, la Regione sottolinea come la presenza della squadra nel calcio professionistico abbia rappresentato negli anni un elemento strategico per la valorizzazione del territorio, contribuendo non soltanto all’immagine della città di Terni ma anche all’indotto economico e alla riconoscibilità dell’Umbria a livello nazionale.

Un passaggio particolarmente forte riguarda poi la gestione societaria degli ultimi anni. La Giunta regionale non usa mezzi termini e stigmatizza “il comportamento di chi ha gestito la società rossoverde, accumulando debiti su debiti”. Un’accusa politica e istituzionale pesante, che arriva in un momento di forte amarezza per i tifosi e per tutto l’ambiente calcistico umbro.

Allo stesso tempo, Palazzo Donini conferma la disponibilità a sostenere, per quanto di competenza e nel rispetto dei ruoli istituzionali, la dimensione sportiva del territorio. “Come abbiamo fatto e come continueremo a fare con tutte le realtà calcistiche e sportive dell’Umbria”, precisa la Regione, tentando di rassicurare un movimento sportivo che guarda con apprensione agli sviluppi delle prossime settimane.

Nonostante il fallimento, resta ancora aperto uno spiraglio. La Giunta regionale infatti “confida che non tutto sia perduto” e guarda alla possibilità di una seconda asta che possa consentire di salvare la società e mantenere il calcio professionistico a Terni.

L’eventuale uscita definitiva della Ternana dal professionismo viene definita “una ferita che riguarda l’intero sistema sportivo regionale”. Un concetto che fotografa bene il peso storico della squadra rossoverde nel panorama calcistico italiano. Dalle grandi sfide degli anni passati fino alle stagioni più recenti, la Ternana ha rappresentato per decenni un punto di riferimento per migliaia di tifosi umbri.

Adesso, però, il futuro appare incerto. Serviranno investitori solidi, un progetto credibile e soprattutto una ricostruzione capace di restituire fiducia a una piazza ferita ma ancora profondamente legata ai propri colori.

Nel finale della nota, la Regione affida il proprio auspicio a parole che sanno di appello alla responsabilità: “La Ternana possa ripartire quanto prima su basi solide, con un progetto serio e con una società all’altezza delle aspettative di Terni”.

Una città che, conclude la Giunta regionale, “merita rispetto, serietà e futuro”.

Nel frattempo, tra i tifosi rossoverdi prevalgono rabbia, delusione e incredulità. La paura di perdere un patrimonio sportivo e identitario costruito in decenni di storia è forte. Ma insieme allo sconforto resta viva anche la speranza che la Ternana possa rialzarsi ancora una volta, come già accaduto in altri momenti difficili della sua lunga storia calcistica.

Redazione

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