“ …..Guardatevi intorno.

Guardate in quale vuoto siete,

senza un orizzonte, senza parole.

Guardatevi in quel mutismo

che pian piano vi ha avvelenati,

e allontanati perfino da voi stessi .”

( Da: “ Dove sono le parole” Vincenzo Calafiore

Ed ora, eccomi qui, mia cara Jasmine, in questo tuo tempo inverso, dilatato, ove ci si sente piccoli e stritolati da un sistema che tutto è tranne che giusto.

Porta con se il dolore, ci trovi il Gioco o la morte.

E’ un labirinto.

Ci insegui la libertà e trovi il mostro Kronos . Insegui l’una e inseguito dall’altro, per opposti motivi.

Si è liberi e assieme coatti. Forse , se possibile Amare, il suo luogo è lì nell’anima, nel labirinto di mare e di cielo al cui centro di luna e di sole giungono le nostre mani allacciate, un bambino e una bambina.

Ma loro, gli altri prigionieri che ho intravisto untempo lontano nelle favelas di Rio e di Buenos Aires, nelle rovine di Kabul, nelle bidonvilles di Casablanca ?

Quelli che protestano contro la fame e l’umiliazione e che, del tutto legalmente, si mettono in prigione, si torturano, si impiccano nelle piazze di Teheran ?

Quelli che spariscono per sempre?

E’ una follia, cara Jasmine?

Con quale coraggio si attenta alla libertà, alla vita, così duramente conquistate?

Dimmelo tu, perchè io non lo so e tanto meno saprei spiegarmelo.

Dove sono le parole, dove sono finite le parole Jasmine?

Jasmine, chi può dire di che carne sei stata fatta ? Hai girato abbastanza il mondo da sapere che tutte le carni si equivalgono, ma è per questo che a un certo momento ci si stanca e si cerca di mettere radici!

Tu come un fiore, non hai potuto mettere radici. Non hai potuto renderti conto del momento preciso in cui sei passata da lla tua vita a un’altra vita; hai vissuto per poco la passione di un amore nato da poco.

Seduto nell’ultima panca di una chiesa, sotto lo sguardo del Cristo, io ti scrivo, una lettera, per consegnarla al tuo spirito alla deriva.

Lo so che non verrà mai letta, del resto la scrittura, mi ha sempre tenuto occupato, mi ha aiutato a tenere l’angoscia di questo mondo orrendo sotto controllo e a trovare forze che nemmeno sapevo di avere in me.

Mi ha sempre permesso di tracciare i limiti del dolore.

Dando alle cose il nome per iscritto, riuscivo a ordinare il caos che mi sommergeva.

Col tempo sono diventato inavicinabile, ero e sono separato dal mondo da un enorme muro, lontano dalle parole inutili sulle bocche di tutti.

E certo che io e Jasmine esistevamo in un limbo particolare.

Non so se ci fu un momento preciso nel quale accettai l’idea della morte, forse è stato un lento consumarsi della speranza.

Sei stata una creatura bellissima dal sorriso dilagante e i capelli lunghi, neri, lucenti ….. come la notte al chiaro di luna.

Sai, Jasmine… la mia vita come i miei libri e ciò che scrivo, son fatti di speranza e di amore. Speranza di un mondo migliore e di amore.

Il dolore di questa vita mia mi obbliga a imparare, l’amore a crescere.

La letteratura è per me una specie di alchimia, è la capacità di trasformare le banalità dell’esistenza, in frammenti di saggezza.

Forse in questo è il potere prodigioso delle parole scritte, mi permette di conservare i ricordi, trasormare il dolore in forza, rinascere ogni stagione, come un gelsomino, Jasmine, che butta foglie e fiori nuovi, profumati, dopo ogni inverno!

Ciao Jasmine!

Vincenzo Calafiore

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Vincenzo Calafiore

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