“….radici di Carta:
Il terremoto visto da lontano,
vissuto nel cuore “
Bovolenta Gianpiero
Gianpiero Bovolenta, figlio di Vittorio Bovolenta, ha allestito una – ridotta – mostra ( non per mancanza di materiale, ma di spazio) molto significativa, presso la rinomata ferramenta “ La Ferrostile “
in Udine Nord.
Per onorare la memoria di suo padre che da emigrato dal Friuli Venezia Giulia, in Piemonte, nella città di Torino, ha seguito e raccogliendo sin dall’inizio, i quotidiani “ STAMPA SERA” ove lavorava, fino alla fine.
Bovolenta Vittorio, non si è limitato solo a questo, ma andò oltre. Fu promotore di una staffetta di solidarietà che portò, fisicamente, roulotte e aiuti di beni di prima necessità da Torino a Gemona del Friuli.
6 Maggio 1976 – 6 Maggio 2026, mezzo secolo è trascorso da quella data che ha sconvolto il Friuli, data che non ho mai dimenticato.
Ero un militare allora, e il mio reparto si trovava accampato nei pressi del lago di Cavazzo.
La scossa l’avvertimmo bene, durò parecchio, seppimo poi, circa 58 secondi: un tempo “ biblico”.
L’Accappamento venne allagato, noi che si galleggiava sui materassini gonfiabili su cui si stava riposando, erano circa le ore 21 e mezzi di trasporto sott’acqua.
All’alba, coi mezzi a disposizione, il mio reparto è stato il primo ad entrare in ciò che rimaneva in piedi di Gemona.
Ovunque distruzione e morte!
Ci siamo suddivisi in plotoni e a ogni plotone era stata assegnata una zona. Dovevamo cercare le persone e aiutarle e individuare i posti dei sepolti vivi segnalandoli con delle bandierine rosse.
Arrivarono gli alpini e i vigili del fuoco ai quali vennero indicati i luoghi ove c’erano persone sepolte vive da salvare.
L’emergenza principale del terremoto in Friuli del 1976 durò diversi mesi, con una fase acuta culminata nella prima terribile scossa del 6 maggio e una successiva e devastante ripresa dell’attività sismica a settembre dello stesso anno Non si trattò di un singolo evento; la terra continuò a tremare per tutta l’estate.
La seconda crisi: Il 11 e il 15 settembre 1976, nuove violente scosse (di magnitudo fino a 6.0) colpirono un territorio già in ginocchio, distruggendo i pochi edifici rimasti in piedi e vanificando i primi tentativi di ricostruzione.
La fase di prima emergenza si è quindi prolungata da maggio fino a dopo metà settembre 1976, sebbene le scosse siano continuate anche nel 1977. La gestione del soccorso, guidata da Giuseppe Zamberletti, riuscì comunque a gettare le basi per la rapida ricostruzione nota come “Modello Friuli” e la nascita della Protezione Civile.
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