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Augusto Oriani: “Gli italiani portano sempre con sé il senso della tavola, del vino e della condivisione, anche dall’altra parte del mondo”

VANCOUVER (Canada) – “Il Canada è un gigante buono, ma qui la vita si costruisce tra clima estremo, sacrificio e una straordinaria qualità della vita”. È questa la dichiarazione che apre il lungo intervento di Augusto Oriani, ospite da Vancouver di una nuova puntata di approfondimento di Fast News Platform, andata in onda il 1° maggio 2026. Un collegamento internazionale che ha unito Italia, Canada e Argentina in un dialogo a più voci sulla cultura, le tradizioni e le trasformazioni sociali dell’America contemporanea.

Oriani, italiano originario della Brianza e residente da circa vent’anni in Canada, ha offerto uno sguardo diretto e personale sulla realtà nordamericana, lontano dagli stereotipi e vicino invece alla quotidianità di chi vive tra due mondi. “Qui non esiste una vita semplice – ha spiegato – ma esiste una vita piena, in cui ogni scelta è condizionata da un ambiente che può essere durissimo ma anche straordinariamente generoso”.

Il riferimento al clima è stato centrale nel suo racconto. Vancouver e le grandi città canadesi, ha sottolineato Oriani, vivono condizioni estreme soprattutto nei mesi invernali: “Si passa da temperature miti a situazioni che possono arrivare anche a meno 40 gradi nel Nord del Paese. Questo cambia completamente il modo di vivere, di lavorare e persino di pensare la città”. Non a caso, ha ricordato, metropoli come Toronto o Montréal sono strutturate con sistemi sotterranei integrati, vere e proprie “città sotto la città”, pensate per garantire continuità alla vita quotidiana anche nei mesi più rigidi.

Nonostante le difficoltà climatiche, il Canada viene descritto da Oriani come un territorio di straordinaria ricchezza naturale e culturale. “In trenta minuti puoi passare dalla montagna all’oceano – ha raccontato – e questo è un privilegio unico al mondo. Chi ama la natura qui trova tutto: neve, mare, foreste incontaminate e paesaggi che sembrano intatti”.

Il racconto si è poi spostato sul tema dell’identità culturale e delle influenze italiane all’estero. Oriani ha mostrato anche un lato personale, raccontando di aver ricreato nella propria abitazione un ambiente ispirato all’Italia, con elementi architettonici e conviviali tipici della tradizione mediterranea. “Gli italiani portano sempre con sé il senso della tavola, del vino, della condivisione – ha spiegato – ed è qualcosa che non si perde nemmeno vivendo dall’altra parte del mondo”.

Proprio il vino è diventato uno dei fili conduttori dell’intervista. Oriani, che ha coltivato nel tempo una profonda passione per la cultura enologica, ha spiegato come questo elemento non sia soltanto un prodotto, ma un vero e proprio linguaggio culturale. “Nel vino c’è il lavoro, il sacrificio, la storia delle famiglie e dei territori. Non è solo un bicchiere: è memoria collettiva”.

Un concetto condiviso anche dagli ospiti internazionali collegati in diretta, tra cui la professoressa Liliana Di Basi dall’Argentina, che ha arricchito il confronto con la prospettiva sudamericana. Il dialogo ha toccato in particolare la realtà di Mendoza e del Neuquén, due aree centrali nella produzione vinicola argentina, dove la cultura del vino si intreccia con quella dell’agricoltura e del turismo sostenibile.

Oriani ha evidenziato come il vino rappresenti un elemento di unione tra continenti: “La tecnica di degustazione è la stessa ovunque, ma cambiano i territori, i cosiddetti terroir, che danno identità diverse ai vini. Un Pinot Noir prodotto in Canada, in Francia o in Argentina racconta tre storie completamente differenti”.

Ampio spazio è stato dedicato anche alla tradizione gastronomica, con particolare riferimento all’asado argentino e alla cultura del cibo come momento sociale. “Non si beve vino senza mangiare – ha sottolineato Oriani – perché il vino è parte di un’esperienza completa che coinvolge il palato ma anche la relazione tra le persone”.

Nel corso della conversazione è emersa anche una riflessione sull’evoluzione dei consumi, soprattutto tra i giovani. Secondo Oriani, negli ultimi anni si è sviluppata una maggiore consapevolezza: “Il consumo di vino oggi è più diffuso anche tra le donne e i giovani. Non è più solo quantità, ma cultura del bere, attenzione alla qualità e alla moderazione”.

Un passaggio significativo ha riguardato anche il rapporto tra tradizione e modernità. Oriani ha raccontato come molte abitudini legate al vino e alla gastronomia siano evolute nel tempo, mantenendo però un legame forte con la storia: dallo spritz alle nuove tendenze della mixology, fino ai rituali della degustazione contemporanea.

“Ogni epoca rielabora ciò che ha ricevuto dal passato – ha spiegato – ma la base rimane sempre la stessa: il vino è cultura, è identità, è territorio”.

Il collegamento si è chiuso con un messaggio più ampio sul valore dell’esperienza e della conoscenza continua. Oriani, oggi settantenne, ha ribadito con forza un concetto che ha attraversato tutto il suo intervento: “Non si finisce mai di imparare. Anche dopo tanti anni di studio e di esperienza, ogni giorno si scopre qualcosa di nuovo”.

Un’affermazione che sintetizza il senso di un dialogo che ha attraversato continenti e culture, restituendo l’immagine di un mondo sempre più interconnesso, dove il sapere, le tradizioni e le passioni diventano ponti tra comunità lontane ma profondamente legate.

L’intervento di Augusto Oriani si inserisce così in un più ampio percorso di approfondimento culturale che Fast News Platform dedica alle comunità italiane all’estero e ai protagonisti del dialogo internazionale, confermando ancora una volta il ruolo centrale dell’informazione come spazio di incontro e confronto globale.

Redazione

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