Da San Fermo della Battaglia a Lodi Vecchio, le cronache italiane raccontano una storia che si ripete: cittadini colti da malore in luoghi pubblici, defibrillatori a pochi metri di distanza, soccorritori che li raggiungono in tempo. E poi il dispositivo che non parte. Batteria scarica, elettrodi scaduti, controlli mai fatti. Il messaggio è uno solo: avere un defibrillatore non basta. Se non lo si controlla regolarmente, è come non averlo.
In Italia, secondo le stime delle società scientifiche di cardiologia, ogni anno si registrano circa 60.000 casi di arresto cardiaco extra-ospedaliero. Quando si verifica, ogni minuto che passa senza defibrillazione riduce le probabilità di sopravvivenza di circa il 10%. È per questo che, negli ultimi quindici anni, l’Italia si è progressivamente riempita di defibrillatori automatici esterni (DAE): nelle piazze dei Comuni, negli istituti scolastici, negli impianti sportivi, nelle palestre, nei campi da calcio, nei centri commerciali, nelle stazioni, negli oratori, nelle farmacie, nei condomini più grandi.
Il punto è che acquistare e installare un DAE è soltanto il primo passo. Senza una manutenzione periodica documentata, quel dispositivo rischia di essere un guscio vuoto: presente, visibile, identificabile con il classico cuore stilizzato, ma incapace di svolgere la funzione per cui è stato comprato. E quando una persona si accascia per un arresto cardiaco, scoprire che il defibrillatore è scarico significa una sola cosa.
Un defibrillatore non controllato non è un defibrillatore. È un oggetto appeso al muro che dà a tutti i passanti — sindaci, dirigenti scolastici, gestori di palestre, presidenti di società sportive — una falsa percezione di sicurezza.
San Fermo della Battaglia (Como), maggio 2025. Un uomo entra in farmacia accusando dolori al petto e al braccio. I farmacisti gli eseguono un elettrocardiogramma, che evidenzia un infarto in corso. L’uomo si accascia, parte il massaggio cardiaco, un’assistente corre a prendere il defibrillatore pubblico installato nella vicina piazza. Il DAE non si accende: è scarico. L’ambulanza arriva dopo 19 minuti. L’uomo muore sul posto. La Procura di Como apre un fascicolo per accertare le responsabilità sulla mancata manutenzione del dispositivo, formalmente in carico al Comune.
Lodi Vecchio, inizio 2024. Una donna si sente male in piazza Vittorio Emanuele II. Qualcuno corre verso il defibrillatore installato nei pressi della filiale bancaria. Il dispositivo non funziona. Per fortuna in quel caso si trattava di un malore passeggero e la signora si riprende, ma il DAE viene poi rimosso dal suolo pubblico dopo che le verifiche confermano una gestione carente. Un consigliere comunale aveva già segnalato che il dispositivo appariva trascurato e privo di una corretta manutenzione.
Sono solo due episodi tra i tanti riportati dalla stampa italiana negli ultimi anni. La dinamica si ripete con una regolarità inquietante: il defibrillatore c’è, è ben visibile, è elencato sulle mappe, ma quando serve davvero non parte. Le cause tecniche sono quasi sempre le stesse: batteria esaurita, scarica non effettuata, elettrodi scaduti, manutenzione periodica mai effettuata, dispositivo non registrato nei sistemi di tracciabilità regionali. E la lista dei luoghi in cui questo può accadere è lunghissima.
Quando si parla di defibrillatori non funzionanti, l’immaginario corre alla piazza del paese. Ma i DAE in Italia sono ovunque, e in ognuno di questi luoghi c’è un soggetto responsabile della loro efficienza. Pubblico o privato, professionale o volontario, retribuito o no: la responsabilità c’è ed è documentabile.
Ecco i principali contesti in cui un DAE deve essere obbligatoriamente mantenuto in efficienza:
In tutti questi casi, la regola è la stessa: se il DAE non funziona quando serve, le responsabilità ricadono sul soggetto che ne è gestore. Le indagini della magistratura nei casi di San Fermo e in altri episodi simili lo confermano.
Molti gestori di DAE, sia pubblici che privati, ignorano un dato fondamentale: la manutenzione di un defibrillatore non è una buona pratica consigliata, è un obbligo. I DAE sono dispositivi medici e ricadono nell’ambito di applicazione di norme tecniche precise.
La norma di riferimento è la CEI EN 62353, che disciplina le verifiche periodiche di sicurezza elettrica sui dispositivi elettromedicali. Per i DAE sono inoltre previste indicazioni specifiche dei produttori che impongono test funzionali, controllo dello stato della batteria, verifica della data di scadenza degli elettrodi, prova di erogazione della scarica. Il decreto Balduzzi (D.M. 24 aprile 2013) e la legge 116/2021 hanno poi rafforzato l’obbligo di registrazione dei DAE nelle reti regionali e la loro disponibilità in efficienza.
Una verifica seria di un defibrillatore non si esaurisce in un’occhiata al display. Comprende almeno questi elementi:
Un DAE che non rispetta anche solo uno di questi requisiti, durante un’emergenza, può non funzionare. E quando si parla di arresto cardiaco, non funzionare significa una cosa sola.
Bisecco Elettromedicali S.r.l., azienda con sede a Este (Padova) e oltre vent’anni di esperienza nel settore degli elettromedicali, ha costruito un servizio dedicato alla verifica e manutenzione dei defibrillatori che risponde a tutti questi requisiti. L’attività viene svolta da tecnici qualificati con strumentazione tarata e tracciabile, secondo i protocolli previsti dalla CEI EN 62353 e dalle indicazioni dei principali produttori e dal sistema di qualità ISO 9001 TÜV.
Il servizio è rivolto a tutti i soggetti pubblici o privati che hanno installato un DAE e ne sono responsabili: Comuni, ASL e aziende sanitarie, scuole di ogni ordine e grado, palestre e centri fitness, società sportive e impianti calcistici, piscine, oratori e parrocchie, condomini, aziende, RSA, farmacie, studi medici e dentistici, centri commerciali, alberghi. Al termine di ogni intervento viene rilasciato un rapporto tecnico firmato che documenta l’avvenuta verifica e attesta lo stato di efficienza del dispositivo, utilizzabile come prova in caso di controlli o contenziosi.
Bisecco è certificata ISO 9001:2015 da TÜV Italia, opera sulle principali piattaforme di acquisto della Pubblica Amministrazione (MePA, Sintel) ed è qualificata anche per le verifiche su autoclavi, riuniti odontoiatrici, apparecchi di radiologia digitale ed elettrobisturi. La filosofia aziendale, riassunta nel marchio interno “Safe Care”, parte da un assunto: la sicurezza non è un’opzione commerciale, è un dovere verso le persone.
I casi di San Fermo e di Lodi Vecchio non sono eccezioni: sono il sintomo di un sistema in cui troppo spesso il DAE viene considerato un acquisto una tantum, da appendere al muro e dimenticare. Il sindaco che inaugura il defibrillatore in piazza, il dirigente scolastico che lo presenta ai genitori, il presidente della società sportiva che lo mostra ai soci, l’amministratore di condominio che ne dà notizia in assemblea: ognuno di loro, dal giorno dopo, ha la responsabilità concreta di sapere se, nel momento in cui qualcuno ne avrà bisogno, quel dispositivo si accenderà davvero.
Comprare un defibrillatore senza farlo controllare equivale, in pratica, a non averlo. La differenza tra un DAE che salva una vita e un DAE che la lascia perdere si misura in pochi controlli all’anno e in qualche decina di euro di manutenzione.
Per una verifica e manutenzione professionale dei defibrillatori il riferimento è Bisecco Elettromedicali: informazioni e richiesta preventivi su www.bisecco.net
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