Le scorte militari statunitensi di missili stanno registrando un rapido assottigliamento a causa dell’intensificazione delle operazioni nel conflitto in Iran e delle missioni di deterrenza nell’area del Golfo. È quanto emerge da valutazioni interne del Pentagono rilanciate dal New York Times, che segnalano un consumo elevatissimo di armamenti ad alta precisione.
Secondo le stime, Washington avrebbe già impiegato circa 1.100 missili da crociera a lungo raggio, oltre a circa 1.000 Tomahawk missile utilizzati per attacchi mirati e più di 1.200 intercettori del sistema Patriot missile system per la difesa antimissile. Un ritmo di utilizzo che, secondo fonti militari, sta superando la capacità di rifornimento dell’industria bellica americana.
Il nodo principale riguarda i tempi di ricostituzione: molti sistemi richiedono anni per essere prodotti in quantità sufficienti, mentre il contesto operativo resta ad alta intensità su più fronti contemporaneamente. All’interno del United States Department of Defense cresce la preoccupazione per la sostenibilità delle scorte in caso di ulteriori escalation.
Gli analisti militari parlano di un potenziale rischio strategico: la riduzione delle riserve potrebbe limitare la capacità di risposta degli Stati Uniti in scenari simultanei, soprattutto in un momento in cui la competizione globale con potenze come la Cina resta un elemento centrale della sicurezza internazionale.
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