Politica

Forza Italia al bivio: Marina Berlusconi scuote il partito dopo il no al referendum

La resa dei conti è arrivata. Anche in Forza Italia, il partito che più di tutti aveva puntato sulla riforma della giustizia “berlusconiana”, il referendum bocciato lascia ferite aperte. A rompere il silenzio non sono i dirigenti tradizionali, ma Marina Berlusconi, che alza il telefono e chiede che la sconfitta non resti senza conseguenze.

Da Milano a Roma, il messaggio è chiaro: serve un cambio di passo, tradotto in una parola sola per gli addetti ai lavori: rinnovamento. Non si tocca direttamente il segretario Antonio Tajani, ma le persone più vicine a lui cominciano a tremare. Per il vicepremier azzurro, quella che si profila è una slavina da contenere.

La presidente di Fininvest, delusa dal voto, ha contattato ministri e parlamentari per fare il punto. Primo effetto concreto: una raccolta firme al Senato per cambiare la guida del gruppo parlamentare, oggi affidata a Maurizio Gasparri, fedelissimo di Tajani. Il testo, promosso da Claudio Lotito, ha già raccolto adesioni importanti, tra cui Maria Elisabetta Alberti Casellati e Paolo Zangrillo. Più di metà del gruppo senatorio ha già firmato. Tra i promotori anche Roberto Rosso e Alberto Barachini: secondo loro, i numeri sarebbero sufficienti per costringere Gasparri alle dimissioni. Colpire lui significa indirettamente colpire Tajani.

I nomi circolano: Stefania Craxi e Licia Ronzulli sembrano in pole position per la successione. Alla Camera, invece, il cambio di leadership guidato da Paolo Barelli resta congelato, ma il malumore cresce.

Nel frattempo, Tajani convoca lo stato maggiore del partito per i congressi regionali di aprile e maggio. L’incontro si trasforma in uno sfogatoio. Casellati propone di rinviare tutto per capire le ragioni del no. Alessandro Cattaneo ammonisce: «Aprire ora la stagione congressuale non ci rende più forti». Tajani, invece, insiste: accelerare per blindarsi prima che sia troppo tardi.

Forza Italia, insomma, sembra sull’orlo di una guerra interna che promette di scuotere le sue fondamenta. E stavolta a dettare l’agenda non è il segretario, ma la figlia del fondatore.

Redazione

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