Dietro il successo di Per sempre sì, il brano che ha consacrato Sal Da Vinci al Festival di Sanremo 2026, c’è una storia di amore e resilienza lunga oltre quarant’anni. Paola Pugliese, compagna di vita e colonna portante della carriera del cantante, racconta a Repubblica i momenti più difficili: «Volevamo farcela da soli, non chiedevamo aiuto a nessuno ma non avevamo nemmeno i soldi per comprare il latte per i figli».
Era la fine degli anni ’90, un periodo in cui il mercato musicale faticava a scommettere su artisti legati alla tradizione della sceneggiata napoletana. Fu proprio in quel momento buio che arrivò una chiamata determinante dal maestro Roberto De Simone. Grazie all’incoraggiamento di Pugliese, Sal accettò di partecipare a L’opera buffa del giovedì santo, segnando l’inizio della sua risalita artistica e, anni dopo, il trionfo all’Ariston.
Nonostante fama e tournée, Sal Da Vinci e Paola Pugliese hanno mantenuto radici profonde a Napoli, crescendo i figli Francesco e Annachiara dietro le quinte dei teatri. «La nostra famiglia è fondata sull’amore e sul rispetto», spiega Pugliese. Anche oggi, da nonni, la loro complicità resta intatta, scandita da piccoli riti quotidiani e gesti scaramantici prima delle esibizioni. Prima di ogni apparizione sul palco, Sal porta sempre con sé tre foto di persone care ormai scomparse: il suo papà Mario, il papà di Paola Carmine e l’amico Luciano, un segreto rituale che racchiude memoria, umiltà e amore familiare, ingredienti del successo di un «vecchio bambino» diventato trionfatore.
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