L’episodio avvenuto a Rogoredo, a Milano, “per quanto gravissimo, non può intaccare una lunga storia di dedizione, disciplina e servizio che caratterizza le nostre forze di polizia”. Lo ha dichiarato il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, intervenendo nel capoluogo lombardo dopo un incontro con i dirigenti della Questura.
Il titolare del Viminale ha voluto ribadire con forza la fiducia dello Stato nelle donne e negli uomini in divisa, sottolineando come “per professionalità, equilibrio, senso dello Stato e competenza rappresentano un patrimonio prezioso della Repubblica, che non può essere oscurato da comportamenti individuali, per quanto gravi e inaccettabili”.
Piantedosi ha invitato il dibattito pubblico a concentrarsi “sulla condanna di chi si è macchiato di quelle condotte e sull’apprezzamento nei confronti dei magistrati e dei poliziotti che in tempi brevi hanno accertato la verità”, evitando “inopportune strumentalizzazioni”.
Il ministro ha parlato di “indagini preliminari che hanno svelato un quadro doloroso, in particolare per chi serve lo Stato”. Le prime ricostruzioni dei fatti, ha spiegato, “nell’immediatezza sembravano restituire uno scenario completamente diverso”, ma sono state superate dal lavoro puntuale della Polizia di Stato, coordinato dalla Procura.
“C’è stato un impegno rigoroso per capire il prima possibile cosa fosse accaduto”, ha aggiunto Piantedosi, spiegando di aver voluto incontrare i vertici della Questura di Milano per rinnovare “apprezzamento e gratitudine per il lavoro che svolgono quotidianamente, spesso in contesti difficili e complessi”.
Sulla vicenda è intervenuto anche il capo della polizia, Vittorio Pisani, che in un’intervista al Corriere della Sera ha annunciato la linea della massima fermezza nei confronti dell’agente coinvolto, Carmelo Cinturrino.
“Dopo il fermo ho dato disposizione al questore di Milano di nominare il funzionario istruttore per avviare il procedimento disciplinare per la destituzione dalla Polizia di Stato”, ha spiegato Pisani, chiarendo che la decisione è stata assunta senza attendere l’esito del procedimento penale.
“Chi tradisce la nostra missione tradisce anzitutto il giuramento di fedeltà alla Repubblica. Di solito si attende almeno il rinvio a giudizio, ma questo caso è di estrema gravità. Il processo penale ha tempi propri, mentre l’azione disciplinare deve essere tempestiva, altrimenti rischia di perdere significato”.
Il capo della polizia ha inoltre precisato che restano da chiarire le posizioni degli altri agenti coinvolti. “Si potrebbero configurare ulteriori contestazioni sul piano giuridico, oltre al favoreggiamento e all’omissione di soccorso”, ha dichiarato, annunciando che “l’attività ispettiva sarà estesa all’intero commissariato, d’intesa con l’autorità giudiziaria”.
Il messaggio che arriva dalle istituzioni è netto: nessuna tolleranza verso eventuali responsabilità individuali, ma difesa convinta dell’onore, della professionalità e del ruolo fondamentale delle forze dell’ordine al servizio dello Stato e dei cittadini.
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