Una lettera scritta a matita, poche righe cariche di dignità e dolore, diventano oggi testimonianza viva delle leggi razziali e della loro ferita profonda. A riportare alla luce questa storia è l’archeologa Mariangela Preta, che nel Giorno della Memoria ha condiviso il ricordo di Salvatore Feinel, giovane studente ebreo di Vibo Valentia costretto nel 1938 a lasciare l’Italia insieme alla sua famiglia.
Prima della partenza, imposta dalle leggi razziali fasciste, Salvatore scrisse una lettera al suo professore Aurelio Palermo dei Principi di Santa Margherita, figura per lui fondamentale non solo sul piano didattico ma anche umano e culturale. In quelle righe emerge tutta l’amarezza di un ragazzo strappato al proprio Paese, ma anche una straordinaria nobiltà d’animo: come “ultimo desiderio”, Salvatore chiese che i suoi libri, la divisa e persino il moschetto venissero donati a uno studente meno fortunato.
«Un gesto semplice e potentissimo – sottolinea Preta – che racconta chi fosse davvero Salvatore», capace di pensare agli altri anche nel momento più drammatico della propria vita.
La lettera e una fotografia che ritrae il giovane studente sono giunte fino a oggi grazie a un passaggio di memoria familiare. La missiva, infatti, era stata lasciata proprio ad Aurelio Palermo, zio dello zio di Mariangela Preta, Luigi, che insieme alla moglie Anita ha custodito e poi trasmesso questi documenti come un dono prezioso alle generazioni successive.
«Nel Giorno della Memoria penso a Salvatore e ai tanti ragazzi che ebbero la sua stessa sorte – conclude l’archeologa –. Spero che lui ce l’abbia fatta. Ricordare non è solo commemorare il passato, ma custodire il futuro».
Una storia individuale che diventa memoria collettiva, monito silenzioso contro ogni forma di discriminazione e oblio.
Ecco di seguito l’estratto della lettera, che gentilmente ci è stato inviato da Mariangela Preta.
A testimonianza della presenza ebraica a Vibo Valentia nel XX secolo, su gentile concessione del compianto Professor Luigi Palermo di Santa Margherita, riporto un documento particolarmente commovente: una lettera dello studente vibonese Salvatore Feinel, ragazzo ebreo legato al suo professore, zio del Professor Luigi Palermo.
La lettera, corredata da una fotografia dell’allievo, fu probabilmente scritta nel 1938, come lo stesso Salvatore indica nella missiva, a seguito della promulgazione delle leggi razziali che costrinsero la famiglia Feinel a lasciare l’Italia. Scritto a matita su carta di buona qualità, il documento si compone di due pagine: la prima è ben leggibile, mentre la seconda risulta parzialmente lacunosa a causa del deterioramento della carta.
Nella lettera traspare tutta l’amarezza per l’abbandono della propria terra, ma anche il profondo legame con il professore che gli impartì insegnamenti destinati a restare nei ricordi più belli della sua gioventù. Salvatore, “come ultimo desiderio”, chiede di donare a uno studente meno fortunato i suoi libri, la sua divisa e il suo moschetto.
Nelle ultime righe, allude al gesto di porgere l’orecchio a qualcosa che permetta all’amato professore di percepire il “cuore di un ragazzo che batte per la sua seconda Patria”, lasciando intendere che si tratti di un dono, forse una conchiglia, capace di rendere possibile questo ascolto simbolico.
#GiornodellaMemoria
#27GennaioGiornataDellaMemoria
Arriva ad Ancona, dopo il successo nelle principali città italiane, dalla Campania all’Abruzzo, uno dei…
«La sanità della Valnerina inizia una nuova vita». Con queste parole la sindaca di Monteleone…
Quando si organizza un viaggio di gruppo, un trasferimento aeroportuale o uno spostamento aziendale, comfort…
La Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti ha approvato una risoluzione che chiede il ritiro…
Trento Sotterranea rappresenta un lato affascinante e poco conosciuto della città, un viaggio tra archeologia,…
La Commissione europea ha accolto la richiesta dell’Italia di ottenere una maggiore flessibilità di bilancio…