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Vibo Valentia. Mino De Pinto: “Il caso Limardo segna la fine della politica come servizio”

L’ex esponente della Lega, Mino De Pinto, interviene con una lunga riflessione dopo la notizia della nomina dell’ex sindaco di Vibo Valentia, Maria Limardo, nel Consiglio di amministrazione di Fintecna, società controllata da Cassa Depositi e Prestiti.

In una nota diffusa alla stampa, Mino De Pinto sottolinea come la vicenda “non susciti più indignazione” e rappresenti, a suo dire, “la normalità di un sistema politico chiuso e autoreferenziale”. Pur precisando di “non avere nulla di personale contro Maria Limardo”, l’ex dirigente leghista evidenzia il malessere di molti militanti “che hanno creduto in una politica fatta di onestà, coerenza e servizio al territorio”.

“Abbiamo scelto di non sostenere il secondo mandato del sindaco Limardo – ricorda De Pinto – per difendere la dignità del partito. Ma oggi assistiamo a decisioni prese senza confronto, calate dall’alto, che mortificano il lavoro e l’impegno di tanti amministratori locali”.

L’ex esponente del Carroccio ricostruisce inoltre le fasi che avrebbero portato, secondo la sua versione, all’esclusione della sua candidatura alle ultime elezioni regionali: “Solo dai giornali online abbiamo appreso della candidatura di Maria Limardo, annunciata direttamente da Roma. È difficile chiedere fiducia ai cittadini – aggiunge – quando la militanza viene ignorata e le decisioni arrivano senza alcuna consultazione democratica”.

De Pinto rivolge poi una critica più ampia al partito: “La Lega delle origini, quella del Nord che ho conosciuto attraverso le scuole di formazione politica del 2016 e 2017, puntava sulla partecipazione e sulla meritocrazia. Oggi, invece, sembra prevalere la logica del consenso e del potere economico”.

Nel suo intervento, l’ex politico vibonese lancia anche un appello a tutta la classe dirigente: “Occorre ripensare i criteri di selezione dei candidati, partendo dai Comuni fino al Parlamento europeo. Altrimenti – avverte – rischiamo una crescente disaffezione e una vera e propria rivolta sociale, perché la gente non crede più nella politica”.

Conclude infine con un’amara constatazione sul proprio percorso: “Qualcuno voleva farmi fuori e ci è riuscito. Ma resta la convinzione che il voto non debba essere una cambiale da riscuotere, bensì un atto libero e consapevole di fiducia verso chi si mette al servizio della comunità”.

Redazione

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