In occasione delle celebrazioni dedicate a San Francesco d’Assisi, la sindaca di Perugia Vittoria Ferdinandi ha rivolto un messaggio incentrato sui valori di pace e fraternità, sottolineando il significato della presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella in Umbria.
«In questa giornata così significativa per Assisi, per l’Umbria e per l’intero Paese, desidero rivolgere, a nome della città di Perugia, il più caloroso benvenuto al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, oggi ad Assisi e nella nostra terra umbra per le celebrazioni dedicate a San Francesco», ha dichiarato Ferdinandi.
La sindaca ha evidenziato come, a ottocento anni dalla morte di Francesco, la ricorrenza rappresenti non soltanto un momento per ricordarne la figura, ma anche un’occasione per riflettere sull’attualità del suo messaggio.
Alle celebrazioni ha partecipato, per l’Amministrazione comunale di Perugia, il vicesindaco Marco Pierini, a testimonianza del legame tra Perugia, Assisi e l’intera Umbria nel nome di Francesco e dei valori universali di pace e fraternità.
«Nel giorno dedicato a San Francesco, patrono d’Italia, il suo messaggio continua infatti a parlare al nostro tempo con una forza straordinaria», ha sottolineato Ferdinandi.
Nel suo intervento, la sindaca ha richiamato una concezione della pace che va oltre la semplice assenza di conflitti. «Francesco ci ricorda che la pace non è soltanto l’assenza di guerra, ma una scelta quotidiana, fatta di ascolto, rispetto e responsabilità».
Un messaggio che, secondo Ferdinandi, assume particolare significato in un contesto internazionale segnato da guerre, divisioni e disuguaglianze. La costruzione della pace, ha osservato, non può essere affidata esclusivamente alle decisioni dei governi, ma coinvolge anche le comunità, le relazioni tra le persone e le scelte quotidiane.
«Si costruisce nelle comunità, nelle relazioni, nelle città e nei gesti concreti con cui scegliamo di prenderci cura degli altri e del creato», ha affermato.
La riflessione si è poi concentrata sul valore della fraternità, indicata come una forma di responsabilità e non come un segno di debolezza. «Significa non rassegnarsi alla violenza, non abituarsi all’ingiustizia e continuare a cercare strade di incontro anche nei momenti più difficili».
A ottocento anni dalla morte di San Francesco, Perugia e Assisi tornano così a essere al centro di una riflessione sul significato universale della sua figura e sulla capacità del suo messaggio di parlare anche al presente.
«La sua voce, a ottocento anni dalla morte, resta attuale perché ci invita a una scelta semplice e radicale: credere che la pace sia possibile e impegnarci, ogni giorno, per renderla reale», ha concluso Ferdinandi.
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