Da lunedì 6 ottobre, nel carcere Due Palazzi di Padova, apriranno le cosiddette “stanze dell’amore”, spazi dedicati agli incontri intimi tra detenuti e i loro partner. Una decisione che nasce da una sentenza della Corte Costituzionale – la quale ha dichiarato illegittimo il divieto di colloqui senza controllo visivo – ma che solleva più di una perplessità sul piano pratico, etico e organizzativo.
Le stanze, collocate nei pressi dei locali destinati ai colloqui, saranno arredate con un letto, un televisore e un bagno adiacente. La porta, però, non potrà essere chiusa dall’interno. Gli incontri dureranno due ore e mezza, in un ambiente pensato per “ricreare un contesto domestico”. Una sperimentazione di quattro mesi che, secondo i promotori, rappresenta un passo avanti verso il riconoscimento del diritto all’affettività dei detenuti.
Dietro questa definizione apparentemente nobile si cela tuttavia una realtà più controversa. A chiedere l’immediata attivazione delle stanze è stata l’associazione Ristretti Orizzonti, guidata da Ornella Favero, da anni impegnata sul fronte dei diritti dei reclusi. Ma non sono mancate le opposizioni: il sottosegretario padovano alla Giustizia, Andrea Ostellari (Lega), aveva espresso forti riserve, evidenziando le criticità logistiche e di sicurezza di un simile progetto.
La nuova direttrice del penitenziario, Maria Gabriella Lusi, ha comunque deciso di procedere, dopo la richiesta formale di tre detenuti tramite i loro legali e il via libera del magistrato di Sorveglianza. Resta però la questione fondamentale: in un sistema penitenziario già provato dalla carenza di agenti, dalla sovrappopolazione e da strutture fatiscenti, è davvero questa la priorità?
Le organizzazioni sindacali della Polizia penitenziaria non hanno dubbi: si tratta di un’iniziativa “inopportuna e potenzialmente rischiosa”. Mancano uomini, risorse e strumenti, e introdurre spazi di intimità – per quanto regolamentati – significa aumentare i carichi di vigilanza e le possibilità di abusi o incidenti.
Secondo i dati del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, i potenziali beneficiari in Italia sarebbero circa 17mila, ma con limitazioni: niente accesso per chi è sottoposto a regimi speciali, chi è stato sorpreso con droga o cellulari, e chi ha condanne per femminicidio. Tuttavia, la gestione pratica dei controlli e delle autorizzazioni rischia di diventare un ulteriore peso burocratico in un sistema già allo stremo.
Ostellari, pur riconoscendo la necessità di applicare la sentenza costituzionale, ha ricordato la vera urgenza: «Oggi il nostro impegno deve concentrarsi sull’aumento dei posti e sul miglioramento delle condizioni di vita di chi lavora in carcere. Entro il 2027 – ha detto – avremo 10mila posti in più. Serve dignità per tutti, ma la priorità resta la sicurezza».
Un messaggio chiaro, che molti condividono. Mentre le “stanze dell’amore” accendono i riflettori su un diritto di affettività riconosciuto dalla Corte, resta aperta una domanda che tocca la sensibilità di molti cittadini: in un Paese dove le carceri crollano, i suicidi aumentano e la giustizia rallenta, era davvero questo il passo più urgente da compiere?
Arriva ad Ancona, dopo il successo nelle principali città italiane, dalla Campania all’Abruzzo, uno dei…
«La sanità della Valnerina inizia una nuova vita». Con queste parole la sindaca di Monteleone…
Quando si organizza un viaggio di gruppo, un trasferimento aeroportuale o uno spostamento aziendale, comfort…
La Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti ha approvato una risoluzione che chiede il ritiro…
Trento Sotterranea rappresenta un lato affascinante e poco conosciuto della città, un viaggio tra archeologia,…
La Commissione europea ha accolto la richiesta dell’Italia di ottenere una maggiore flessibilità di bilancio…