Campania

Rosso o bianco? Le preferenze dei napoletani a tavola tra tradizione e novità

A Napoli, il vino è molto più di una semplice bevanda: è parte integrante della cultura, del pasto, dell’identità collettiva. Ma quando si tratta di scegliere tra un rosso corposo o un bianco profumato, cosa preferiscono davvero i napoletani? La risposta non è scontata e rivela molto delle abitudini gastronomiche e dei cambiamenti in atto nella città partenopea.

Storicamente, il vino rosso ha avuto un ruolo predominante nella dieta quotidiana. La cucina napoletana tradizionale, ricca di piatti saporiti come la genovese, il ragù domenicale, la salsiccia e friarielli o le carni alla brace, trova nei rossi campani — come l’Aglianico, il Taurasi o il Piedirosso — l’abbinamento perfetto. Questi vini, strutturati e intensi, esaltano i sapori e creano un equilibrio ideale tra forza e morbidezza.

Tuttavia, negli ultimi anni si è assistito a un cambiamento nei gusti, spinto anche dall’evoluzione della cucina e da una maggiore attenzione alla leggerezza e alla freschezza. Con la crescente diffusione di piatti a base di pesce, crudi di mare, verdure e formaggi freschi, i vini bianchi stanno vivendo una seconda giovinezza. Il Greco di Tufo, la Falanghina e il Fiano di Avellino, con la loro acidità ben bilanciata e i profumi floreali e fruttati, sono sempre più richiesti nei ristoranti e sulle tavole dei napoletani.

Una recente indagine condotta tra ristoratori e sommelier locali evidenzia un sostanziale equilibrio: il 55% dei clienti sceglie ancora il vino rosso, soprattutto nei mesi invernali, mentre il bianco conquista il 45%, con picchi estivi che lo vedono prevalere nettamente. “Nel fine settimana, con piatti tradizionali, il rosso resta la scelta più comune”, racconta Marco, titolare di una storica trattoria ai Quartieri Spagnoli. “Ma durante la settimana, con pasti più leggeri, la Falanghina va a ruba”.

Il cambiamento si riflette anche nelle scelte delle nuove generazioni, più aperte alla sperimentazione e meno legate ai rituali familiari. Nei wine bar del centro storico, nei bistrot di Chiaia o nei locali di tendenza del Vomero, è facile trovare giovani che sorseggiano un calice di bianco anche durante un aperitivo, spezzando la storica supremazia del rosso.

Non mancano però gli irriducibili: per molti napoletani, un pranzo senza vino rosso è inconcepibile. “La pizza con un bicchiere di Piedirosso è un piacere che non si discute”, afferma con convinzione Antonio, pensionato e appassionato di enogastronomia. Un punto di vista che trova eco anche tra gli esperti, secondo cui il vino rosso, in Campania, conserva un valore simbolico oltre che gustativo.

In definitiva, Napoli oggi si divide a tavola tra rosso e bianco, con una tendenza che guarda alla versatilità e all’equilibrio. Il gusto personale, il piatto del giorno e la stagione restano i fattori decisivi. Ma una cosa è certa: che sia rosso o bianco, il vino resta un protagonista assoluto della tavola partenopea.

Redazione

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