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Rottamazione quinquies, possibile svolta dal 2026: esclusi i decaduti dalle precedenti sanatorie, ma Salvini riaccende le speranze

La nuova rottamazione delle cartelle, la cosiddetta rottamazione quinquies, potrebbe vedere la luce già con la Legge di Bilancio 2026. Il provvedimento, ancora in fase di definizione, dovrebbe introdurre una nuova finestra di pace fiscale, ma con un limite ben preciso: non potranno accedervi i contribuenti decaduti dalle precedenti sanatorie.

Il ministro dell’Economia ha ribadito che l’obiettivo è evitare di concedere ulteriori opportunità a chi ha già usufruito delle definizioni agevolate senza rispettarne le condizioni. In passato, infatti, molti contribuenti hanno presentato domanda senza versare neppure la prima rata, sfruttando i benefici immediati della rottamazione – come il blocco delle azioni esecutive e il rilascio del Durc – senza l’intenzione di saldare i debiti.

La Corte dei Conti ha a più riprese segnalato come le entrate previste dalle rottamazioni non abbiano mai raggiunto le cifre attese, sottolineando l’uso distorto di questi strumenti da parte di alcuni contribuenti. Da qui la linea dura del Governo: niente accesso ai “furbetti”.

Tuttavia, la questione rimane controversa. Non tutti i decaduti delle precedenti rottamazioni rientrano tra i cosiddetti opportunisti. In molti casi, la decadenza è stata causata da piani di rateizzazione troppo onerosi: nella rottamazione quater, ad esempio, le prime due rate erano pari ciascuna al 10% del debito complessivo, una soglia difficile da sostenere per chi aveva importi elevati.

Escludere in blocco tutti i decaduti significherebbe quindi impedire anche a chi vuole regolarizzare la propria posizione con il Fisco di poterlo fare. Proprio per questo l’esecutivo starebbe valutando criteri più selettivi.

A riaccendere le speranze è stato il vice premier Matteo Salvini, che in un’intervista televisiva ha aperto alla possibilità di ammettere nuovamente chi è decaduto dalle precedenti rottamazioni, ipotizzando una correzione rispetto alla linea di rigore annunciata.

Il dibattito resta aperto: da un lato la necessità di garantire entrate certe e di evitare abusi, dall’altro l’esigenza di non precludere a chi ha reali difficoltà economiche una nuova chance di pace fiscale. La parola definitiva arriverà solo con l’approvazione della prossima manovra finanziaria.

Redazione

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