Affitti insostenibili a Roma: il racconto di Ester Pascolini

di Ester Pascolini *

 

Ad ottobre Edoardo Mariani inizierà la magistrale in Fashion and Costume Design alla Nuova Accademia di Belle Arti di Roma. Da due mesi stiamo cercando una sistemazione, una missione ardua, a tratti deprimente.

Si vanno a visitare case che sembrano topaie, sporche di quella sporcizia datata, arredate con mobili stravecchi e infissi degli anni sessanta. Dentro ci vivono ammassati studenti e studentesse, lavoratori e lavoratrici, persone giovani ma anche non più giovani, costrette a convivenze forzate per la modica cifra di 600/700/800 euro al mese + le spese per una stanza. Sì, avete letto bene, per una stanza!

Non so, onestamente, come si sia potuti arrivare a un tale abominio, in cui persone che stanno costruendo il loro futuro, o che lo hanno costruito già, perché hanno 35/40 anni e uno stipendio fisso con contratto a tempo indeterminato, sono destinate a una vita di enormi sacrifici, di promiscuità, di cene in camera da letto. Questo mi mette una tristezza infinita.

Oggi con uno stipendio medio a Roma e in tante altre città italiane non si riesce ad affittare un intero appartamento. E se da studenti può essere divertente condividere la casa, quando inizi ad avere 30 anni e lavori, fai l’infermiera, l’insegnante, il commesso, hai il desiderio di stare in uno spazio tutto tuo.

A Roma si dà la colpa al Giubileo, ma tre anni fa la situazione non è che fosse molto diversa. Il mercato si autoregola? Vero! C’è una scarsità di case, allora aumenta il prezzo. Ma esiste anche la politica, che non può continuare ad ignorare il diritto alla casa e che dovrebbe mettere in campo regole e soluzioni per contenere questa follia speculativa.

E se anche non ci fosse la politica (perché immersa nella disillusione che mi accompagna ormai giornalmente, io questa politica con la P maiuscola non la vedo proprio) sarebbe ora di ritrovare tutti un po’ di umanità e di coscienza, a partire dai proprietari delle case, che potrebbero intascarsi qualche centinaio di euro in meno, ma contribuire a costruire una società più giusta.

E badate bene, questa è solo una delle tante inequità che si perpetrano in questo paese. Ce ne sono altre mille ed è motivo per cui, alla fine dei conti, i nostri ragazzi se ne vanno a lavorare all’estero.

* Riprendiamo da facebook

Redazione

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