Lo scontro tra Madrid e Roma entra in una nuova fase. Dopo la decisione del governo di Giorgia Meloni di reintrodurre temporaneamente i controlli alle frontiere con la Spagna, l’esecutivo di Pedro Sánchez ha deciso di rispondere con una misura analoga: controlli temporanei sui viaggiatori provenienti dall’Italia.
La misura scatterà alla mezzanotte di sabato 8 agosto e resterà in vigore fino al 7 settembre. Porti e aeroporti spagnoli saranno quindi interessati dalle verifiche proprio nel pieno della stagione turistica, con migliaia di italiani diretti verso la penisola iberica.
Madrid presenta la decisione come una risposta alla scelta italiana e la inserisce nel contesto della «persistente pressione migratoria irregolare» che l’Italia sostiene di dover fronteggiare.
Ma dietro la disputa sui controlli alle frontiere c’è ormai un confronto politico molto più ampio: due diverse visioni della gestione dei flussi migratori, della solidarietà europea e del funzionamento dello spazio Schengen.
Il governo Sánchez non ha usato mezze parole nel contestare la decisione italiana.
Madrid l’ha definita «senza precedenti nella storia recente», «ingiusta», «contraria agli interessi dell’Ue» e «discriminatoria nei confronti della popolazione spagnola».
La posizione spagnola è chiara: secondo il governo Sánchez, non esisterebbero motivi sufficienti per mantenere i controlli italiani nei confronti della Spagna.
Madrid ricorda che circa 70.000 dei 72.000 migranti entrati illegalmente a Ceuta sarebbero già rientrati in Marocco. Inoltre, sottolinea il particolare status dell’exclave, sostenendo che le persone arrivate a Ceuta non avrebbero comunque potuto accedere liberamente all’intero spazio Schengen.
La Spagna contesta quindi il collegamento stabilito da Roma tra gli eventi di Ceuta e la necessità di controllare i passeggeri provenienti dal territorio spagnolo.
Il governo spagnolo ha inoltre scelto di allargare il confronto alla gestione complessiva dell’immigrazione nell’Unione europea.
Madrid cita i dati di Frontex secondo cui l’Italia è lo Stato membro che negli ultimi anni ha registrato il maggior numero di attraversamenti irregolari, con cifre che, secondo la Spagna, sarebbero doppie rispetto a quelle registrate sul territorio spagnolo.
Ma soprattutto Sánchez punta il dito contro Roma sul regolamento di Dublino.
Secondo il governo spagnolo, dal 2022 l’Italia avrebbe violato le disposizioni europee che stabiliscono quale Paese è responsabile dell’esame delle domande d’asilo, contribuendo così ad aumentare la pressione migratoria sugli altri Stati membri.
È questo uno dei passaggi più duri della posizione di Madrid: la Spagna sostiene di aver affrontato per anni una forte pressione migratoria senza trasformare il problema in uno scontro con gli altri partner europei.
Madrid ricorda, per esempio, l’accoglienza offerta nel 2023 ad alcuni dei migranti arrivati a Lampedusa.
Il messaggio di Sánchez è dunque rivolto non soltanto a Meloni, ma all’intera Unione europea: «europeismo, buon senso e buona fede» dovrebbero prevalere sulla contrapposizione tra governi.
La scelta spagnola avrà un effetto immediato sui collegamenti con l’Italia.
Per un mese, i passeggeri provenienti dall’Italia potranno essere sottoposti a controlli nei porti e negli aeroporti spagnoli. Una decisione destinata a farsi sentire soprattutto durante il periodo delle vacanze, quando il traffico turistico tra i due Paesi raggiunge livelli particolarmente elevati.
Sánchez, insomma, ha trasformato la minaccia di una ritorsione in una misura concreta.
E Madrid vuole far capire che la Spagna non intende accettare che una controversia migratoria venga utilizzata per mettere in discussione la libera circolazione dei cittadini europei.
Da Roma, però, non arriva alcun passo indietro.
Palazzo Chigi ha ribadito che l’Italia non intende rivedere la propria decisione almeno fino al 15 agosto.
La data è legata anche all’allarme circolato sui social marocchini relativo a un possibile nuovo tentativo di ingresso in Europa attraverso Ceuta e Melilla. Un’ipotesi che le autorità spagnole avrebbero considerato credibile.
Il governo italiano sostiene quindi che i controlli siano necessari per ragioni di sicurezza e che potranno essere rivisti soltanto quando sarà escluso il rischio di una nuova ondata migratoria e di possibili minacce alla sicurezza nazionale.
Meloni ha inoltre respinto qualsiasi pressione proveniente dall’estero: «Non accettiamo ultimatum né imposizioni dall’estero», soprattutto quando sono in gioco «sicurezza nazionale» e «controlli alle frontiere».
È proprio su questo punto che le posizioni di Roma e Madrid divergono radicalmente.
Per il governo italiano, la sicurezza nazionale viene prima di tutto e può giustificare una sospensione temporanea delle normali modalità di circolazione.
Per Madrid, invece, la risposta italiana appare sproporzionata rispetto alla situazione di Ceuta e rischia di trasformare una questione migratoria in una disputa tra due Paesi dell’Unione.
La Spagna insiste inoltre sul fatto che la gestione dell’immigrazione debba essere affrontata attraverso una risposta europea e non attraverso iniziative unilaterali tra Stati membri.
La decisione di Madrid ha inevitabilmente riacceso il dibattito politico italiano.
Nicola Fratoianni ha chiesto a Meloni di revocare la misura sui controlli, definendola una scelta di «propaganda».
Riccardo Magi, di +Europa, ha parlato di una «mossa da bulla in stile Trump» destinata a trasformarsi in un boomerang per il governo.
Carlo Calenda l’ha definita «inutile, ridicola e motivata solo da calcoli elettorali».
Dal governo, invece, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha ribadito che la situazione sarà rivalutata dopo il 15 agosto, accusando l’opposizione di una «reazione scomposta».
La Lega ha attaccato direttamente Sánchez, invitandolo a concentrarsi sulla difesa dei confini spagnoli ed europei. Maurizio Gasparri ha addirittura sostenuto che «la Spagna merita un governo diverso».
Il punto politico, però, è ormai evidente: la Spagna non ha scelto di subire la decisione italiana in silenzio.
Sánchez ha risposto sul terreno indicato da Roma, introducendo a sua volta controlli temporanei per chi arriva dall’Italia. Ma Madrid accompagna la misura con un messaggio politico preciso: la gestione dell’immigrazione deve rispettare le regole europee e non può diventare un pretesto per colpire un altro Paese dell’Unione.
La crisi di Ceuta, dunque, rischia di lasciare una ferita più profonda nei rapporti tra Italia e Spagna.
E mentre Roma difende la propria scelta in nome della sicurezza, Madrid rivendica il diritto di reagire e accusa il governo italiano di aver trasformato una crisi migratoria in uno scontro politico europeo.
Per ora, nessuno dei due governi sembra intenzionato a fare il primo passo indietro. Ma con i controlli spagnoli che scatteranno già dalla mezzanotte di sabato, la risposta di Sánchez è ormai diventata realtà.
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