Esteri

Venezuela, Washington punta all’implosione del regime. Arresti e purghe interne scuotono il chavismo

Non un’invasione militare, ma un’implosione dall’interno. Secondo fonti statunitensi, la strategia di Washington per rovesciare Nicolás Maduro non passerebbe attraverso le navi da guerra già schierate a poche miglia da Caracas, bensì tramite la fomentazione di sospetti, rotture e tradimenti all’interno del movimento chavista. “Maduro dovrebbe dormire con gli occhi aperti”, ha scritto su X il senatore repubblicano dell’Ohio, Bernie Moreno, ricordando la taglia multimilionaria posta dal Dipartimento di Stato Usa sul leader venezuelano. “Presto qualcuno in Venezuela sarà 50 milioni più ricco”. Dello stesso avviso il congressista della Florida, Carlos Giménez, che parla di “fratture interne nel regime” e di figure chiave già in fuga o passate all’opposizione.

La reazione di Caracas non si è fatta attendere. Maduro ha convocato un vertice straordinario dei Paesi dell’Alba (Alianza Bolivariana para los Pueblos de Nuestra América), che hanno condannato l’“interventismo illegale” degli Stati Uniti. Al sostegno già arrivato da Teheran e Mosca si contrappone, per ora, il silenzio di Pechino.

Sul fronte interno il clima si fa sempre più teso. Mercoledì pomeriggio il Servizio bolivariano dell’Intelligence (Sebin) e la Direzione generale di controspionaggio militare (Dgcim) hanno fatto irruzione all’interno del gabinetto presidenziale, arrestando una ministra il cui nome non è stato reso noto. “È accusata di cospirazione”, ha rivelato il giornalista Jesús Medina Ezaine, anticipando altre detenzioni imminenti. Nelle stesse ore il presidente dell’Assemblea nazionale, Jorge Rodríguez, ha annunciato l’arresto del deputato socialista Julio César Torres Molina per narcotraffico e le dimissioni “irrevocabili” di Gladys Requena, storica figura chavista, costretta a lasciare l’incarico di ispettrice generale dei tribunali e ora anch’essa accusata di complotto.

La purga si estende oltre i vertici politici, raggiungendo quadri e impiegati delle aziende pubbliche, dalla statale petrolifera Pdvsa alla compagnia di telecomunicazioni Cantv.

Nel frattempo la repressione si intensifica. Diosdado Cabello, ministro dell’Interno e della Giustizia, ha avvertito gli oppositori: “Se succede qualcosa vi verremo a prendere a casa”. Nei giorni scorsi le forze di sicurezza hanno già fatto irruzione nella prigione dell’Helicoide, aggredendo diversi detenuti, tra cui l’italo-venezuelano Biagio Pilieri. Anche gli stranieri sono nel mirino: “Chi entra senza autorizzazione resterà qui, in carcere”, ha dichiarato Jorge Rodríguez in Parlamento.

La tensione resta altissima, mentre Washington mette in guardia i propri cittadini: “Vietato viaggiare a Caracas”.

Redazione

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