Quasi trent’anni dopo, una strada è tornata a rappresentare uno dei punti più delicati della storia recente dell’Irlanda del Nord. È la Garvaghy Road di Portadown, area a maggioranza cattolica e nazionalista della città, dove nella mattinata di domenica 27 settembre circa 2.000 persone si sono radunate per impedire il passaggio di una marcia dell’Orange Order.
La manifestazione protestante era stata autorizzata dopo la decisione della Parades Commission, l’organismo che regolamenta le parate in Irlanda del Nord, di consentire nuovamente il percorso lungo Garvaghy Road. Si tratta di una decisione destinata a riaprire una ferita politica e comunitaria che sembrava appartenere soprattutto alla storia dei Troubles.
Le immagini dalla zona mostrano gruppi di manifestanti disposti lungo la strada, in alcuni casi con le braccia intrecciate, nel tentativo di impedire fisicamente il passaggio. La presenza delle forze di polizia è massiccia.
La decisione della Parades Commission non ha autorizzato una normale grande parata. Il provvedimento prevede infatti che possano partecipare soltanto 35 membri dell’Orange Order, senza bande musicali e senza sostenitori al seguito. La marcia è stata inoltre sottoposta a una precisa finestra temporale, dalle 8 alle 9.30 del mattino.
Il percorso resta però il punto centrale della controversia.
Garvaghy Road è infatti una zona prevalentemente cattolica e nazionalista inserita nella città di Portadown, dove la popolazione protestante e unionista è storicamente molto presente. Per i sostenitori dell’Orange Order, il passaggio lungo il percorso tradizionale rappresenta una manifestazione della propria identità e tradizione protestante.
Per i residenti nazionalisti della zona, invece, la marcia rappresenta un passaggio non desiderato attraverso il cuore della propria comunità.
Per comprendere perché una marcia di poche decine di persone abbia provocato una mobilitazione di migliaia di persone bisogna tornare agli anni Novanta.
Il cosiddetto Drumcree dispute divenne uno dei principali simboli delle tensioni tra unionisti e nazionalisti. I tentativi dell’Orange Order di percorrere Garvaghy Road provocarono per diversi anni proteste, scontri e imponenti operazioni di sicurezza.
La situazione raggiunse uno dei suoi momenti più drammatici nel 1996 e nel 1997. Nel 1998 il percorso venne infine vietato, proprio nell’anno dell’Accordo del Venerdì Santo, che contribuì a porre fine alla fase più violenta dei Troubles.
Da allora l’Orange Order ha continuato a chiedere la possibilità di tornare sul percorso tradizionale, senza però riuscire a ottenere il via libera per quasi tre decenni.
La decisione del 2026 rappresenta quindi un cambiamento rispetto a una situazione rimasta sostanzialmente congelata dal 1998.
La marcia è arrivata alla mattina di domenica dopo una notte caratterizzata da una vera maratona giudiziaria.
La Parades Commission aveva dato il via libera venerdì. Sabato, però, un giudice dell’Alta Corte aveva temporaneamente bloccato la decisione accogliendo le ragioni dei residenti.
La questione è quindi arrivata davanti alla Corte d’Appello. In una seduta iniziata in tarda serata, la Lady Chief Justice Dame Siobhan Keegan ha stabilito che il giudice di primo grado aveva commesso un errore di diritto nell’emettere l’ingiunzione. La Corte ha quindi riaperto la strada alla marcia.
La vicenda giudiziaria non si è però conclusa lì. Nelle prime ore di domenica una nuova richiesta dei residenti è stata esaminata dall’Alta Corte di Belfast, che ha infine respinto il tentativo di fermare nuovamente la marcia.
Mentre i tribunali decidevano, sulla strada si radunavano i manifestanti.
Secondo Reuters, circa 2.000 persone hanno bloccato l’accesso alla zona. Tra loro anche figure di primo piano dello Sinn Féin, compresa la First Minister dell’Irlanda del Nord Michelle O’Neill e la leader del partito Mary Lou McDonald.
Le immagini mostrano una presenza organizzata lungo la strada e manifestanti che si tengono per mano o si dispongono in file per impedire il passaggio.
La polizia ha diffuso avvertimenti secondo cui la partecipazione al blocco poteva comportare conseguenze penali. Nel frattempo, i mezzi delle forze di sicurezza sono stati schierati nell’area.
La situazione, almeno nelle prime ore della mattinata, è rimasta caratterizzata soprattutto da un confronto di massa e da una forte presenza delle forze dell’ordine, senza che questo significasse automaticamente un ritorno agli scenari di violenza degli anni Novanta.
Mary Lou McDonald ha raggiunto i manifestanti sulla Garvaghy Road e ha contestato duramente la decisione di autorizzare la marcia.
La leader dello Sinn Féin ha sostenuto che la comunità della zona non vuole essere riportata alle contrapposizioni del passato e ha chiesto l’intervento delle autorità britanniche e della polizia nordirlandese.
Michelle O’Neill, First Minister dell’Irlanda del Nord, ha a sua volta espresso opposizione alla decisione e ha dichiarato di aver parlato con il governo britannico e con quello irlandese.
Le dichiarazioni dei rappresentanti nazionalisti si inseriscono però in un quadro politico più ampio: la questione delle parate continua a rappresentare uno dei punti nei quali le differenti identità politiche e comunitarie dell’Irlanda del Nord si confrontano direttamente.
Di fronte alla tensione crescente è intervenuto anche il primo ministro britannico Andy Burnham, che ha rivolto un appello alla calma.
Burnham ha riconosciuto la delicatezza della situazione e ha sottolineato che negli ultimi decenni l’Irlanda del Nord ha compiuto importanti progressi sul piano della pace e della stabilità. L’obiettivo, ha detto, deve essere evitare che la situazione torni indietro.
Il riferimento è inevitabilmente all’Accordo del Venerdì Santo del 1998, che rappresenta il principale punto di riferimento del processo di pace nordirlandese.
La questione non riguarda soltanto una parata.
In Irlanda del Nord le marce rappresentano da decenni uno dei luoghi nei quali le identità collettive vengono rese visibili nello spazio pubblico. Per la comunità unionista, l’Orange Order è legato alla tradizione protestante e alla storia del rapporto con la monarchia britannica.
Per molti nazionalisti cattolici, invece, alcune di queste parate sono percepite come un’espressione dell’identità unionista proprio nei luoghi dove vive una comunità che si riconosce prevalentemente nell’identità irlandese.
È questo il motivo per cui il percorso di poche centinaia di metri può assumere un significato politico molto più grande della sua dimensione geografica.
Il punto più delicato della vicenda è quindi il significato che la decisione può assumere nel presente.
Il percorso di Garvaghy Road era stato vietato per quasi trent’anni. Il suo ritorno all’interno dell’itinerario autorizzato dell’Orange Order arriva in un’Irlanda del Nord profondamente diversa da quella degli anni Novanta, ma nella quale le divisioni identitarie non sono scomparse.
La mobilitazione di domenica dimostra che la memoria del conflitto rimane fortemente presente.
Allo stesso tempo, la marcia autorizzata è stata drasticamente ridotta nelle sue dimensioni: soltanto 35 partecipanti, senza bande e senza sostenitori. Anche questo elemento mostra quanto le autorità considerino delicato l’equilibrio attorno al percorso.
La giornata di Portadown diventa così un test particolarmente significativo per le istituzioni nordirlandesi: da una parte il diritto dell’Orange Order a manifestare la propria identità e a rivendicare il percorso tradizionale; dall’altra le obiezioni dei residenti della Garvaghy Road e il timore che una decisione sulla marcia possa riaccendere tensioni comunitarie.
Per ora il dato più evidente è quello di una città nuovamente divisa attorno a una strada che, dopo quasi trent’anni, è tornata al centro della scena.
E proprio per questo Garvaghy Road non è soltanto una strada di Portadown. È uno dei luoghi simbolo della storia recente dell’Irlanda del Nord e, ancora oggi, un punto nel quale passato e presente si incontrano.
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