Augusto Rossi (Team Vannacci Perugia) lancia un duro j’accuse sulla gestione della sicurezza nel capoluogo umbro: “Altro che percezione, l’illegalità è sotto gli occhi di tutti. Serve un cambio radicale”
“Ma quale sicurezza?”. Con questa domanda provocatoria si apre la lunga nota di Augusto Rossi, referente perugino del Team Vannacci, che affida a un messaggio pubblico il suo grido d’allarme per la crescente insicurezza nei quartieri cittadini e per una gestione politica – a suo dire – “fuori dalla realtà”.
Rossi parte da Fontivegge, zona definita da mesi “rossa” dal Prefetto e oggetto di un presidio più attento delle forze dell’ordine. “Qualche risultato comincia a vedersi – riconosce – ma è solo una goccia nel deserto. Le persone allontanate da lì si spostano altrove, portando degrado e criminalità in altri quartieri. Ponte San Giovanni, alcune aree del centro e persino il parco Rimbocchi a Elce sono diventati invivibili”.
Nel mirino del Team Vannacci finisce anche l’amministrazione comunale guidata dalla sindaca Vittoria Ferdinandi. “Nel suo primo anno di governo – scrive Rossi – ha smantellato ogni presidio simbolico e concreto di sicurezza: ha eliminato l’assessorato dedicato, cancellato il divieto di accattonaggio molesto, revocato il taser alla Polizia Locale e sciolto il nucleo decoro urbano proprio a Fontivegge”.
Il messaggio si fa ancora più politico quando Rossi invita chi minimizza il problema sicurezza a “guardare in faccia la realtà”. “Dicano alle famiglie che vivono ai piani bassi nei piccoli paesi, costrette a blindarsi in casa, che è solo una percezione. Lo dicano ai genitori che hanno paura a lasciare uscire i figli, soprattutto se ragazze. Lo dicano ai nonni che non portano più i nipoti al parco”.
Per il rappresentante del Team Vannacci a Perugia, alla radice del problema c’è l’immigrazione irregolare, che definisce “fuori controllo” e collegata – dati del Ministero dell’Interno alla mano – a un incremento oggettivo della criminalità. “Solo i radical chic – accusa – pensano che la sicurezza sia un problema di percezione. Ma chi vive nei quartieri popolari sa bene cosa significa”.
Critiche anche alla sinistra, “sempre pronta a difendere chi delinque”, e alla magistratura, “politicizzata e ostile verso chi cerca di far rispettare la legge”. In questo contesto, Rossi chiede di “ridare strumenti veri alle forze dell’ordine”, come deterrenti e possibilità operative, e invoca “un potere forte e legittimato a fare”.
Infine, la riflessione si spinge oltre, mettendo in discussione l’assetto costituzionale: “Se parliamo di democrazia, dobbiamo riconoscere il potere solo a chi ha un mandato popolare. I magistrati non sono eletti, ma vincitori di concorso. In uno Stato democratico, solo governo e parlamento dovrebbero esercitare potere vero”.
Una presa di posizione netta, che promette di riaccendere il dibattito cittadino su sicurezza, decoro urbano e legalità, in una Perugia sempre più divisa tra visioni politiche e realtà quotidiane.
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