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Putin evoca la “mano morta”: cresce la tensione sul fronte della deterrenza nucleare

Vladimir Putin torna a scuotere il dibattito internazionale con un riferimento, seppur indiretto, al famigerato sistema di risposta nucleare automatica conosciuto come “Dead Hand”, o “mano morta”. Il presidente russo, durante un discorso tenuto al Cremlino davanti ai vertici delle forze armate, ha ribadito che “nessuno deve mai pensare di poter colpire la Russia senza conseguenze”, suscitando l’attenzione e la preoccupazione degli osservatori occidentali.

Il riferimento, secondo analisti militari, richiama la dottrina sovietica del sistema Perimeter, sviluppato negli anni ’80 per garantire una risposta atomica anche nel caso in cui il comando centrale russo venisse distrutto da un attacco nemico. In pratica, si tratta di un meccanismo automatizzato di ritorsione nucleare, progettato per lanciare missili balistici senza bisogno di un ordine diretto, qualora venga accertato un attacco su larga scala e contemporaneamente si interrompano tutte le comunicazioni con il comando militare.

“Non è un annuncio formale – osservano fonti diplomatiche – ma l’evocazione di questo tipo di strumenti serve a mantenere alta la pressione psicologica in un contesto geopolitico estremamente instabile”.

Il sistema “Dead Hand” è uno dei più controversi prodotti della Guerra Fredda: una sorta di “giudizio universale automatizzato”, che si attiverebbe solo in caso di annientamento del vertice politico-militare del Paese. Pur non essendo mai stato confermato ufficialmente dalle autorità russe, diversi ex ufficiali sovietici hanno ammesso la sua esistenza, almeno nella fase progettuale.

Il discorso di Putin arriva in un momento di crescente tensione tra la Russia e l’Occidente, con la NATO che ha recentemente aumentato la sua presenza nei Paesi baltici e nell’Europa orientale. La retorica nucleare russa, già intensificata negli ultimi anni, viene letta da molti come una strategia di deterrenza estrema, pensata per dissuadere qualsiasi iniziativa militare diretta contro Mosca.

L’evocazione della “mano morta” rientra, dunque, in una logica di intimidazione strategica, ma solleva anche interrogativi etici e politici sull’uso dell’intelligenza artificiale e dell’automazione nei sistemi di difesa nucleare.

La comunità internazionale guarda con preoccupazione all’evoluzione del linguaggio usato da Mosca. Intanto, cresce l’appello di leader e istituzioni per un ritorno al dialogo sul controllo degli armamenti, mentre la soglia di un’escalation appare, giorno dopo giorno, sempre più sottile.

Redazione

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