Il co-presidente del gruppo ECR al Parlamento europeo, Patryk Jaki, ha criticato duramente la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen durante il dibattito sullo Stato dell’Unione a Strasburgo.
Nel suo intervento, Jaki ha scelto di confrontare le dichiarazioni pronunciate da von der Leyen nel 2020 con i risultati che, a suo giudizio, l’Unione europea avrebbe ottenuto dopo sei anni di mandato. Secondo l’esponente di ECR, il punto centrale dovrebbe essere la distanza tra gli impegni annunciati e i risultati concreti raggiunti su industria, energia, burocrazia, migrazione e competitività.
«Sono molto lieto che oggi lei abbia affermato che le azioni contano più delle parole. Per questo ho esaminato le azioni», ha esordito Jaki, spiegando di aver confrontato l’intervento della presidente della Commissione non con le promesse dello scorso anno, ma con quelle formulate nel 2020.
Sul tema della pandemia, Jaki ha richiamato una stima giornalistica secondo cui circa 200 milioni di dosi di vaccino, per un valore indicato in 4 miliardi di euro, sarebbero state sprecate in 19 Paesi. Ha poi criticato la gestione dei fondi del Recovery and Resilience Facility, citando un rapporto della Corte dei conti europea e il caso polacco relativo a presunti utilizzi impropri di risorse.
Nel mirino anche gli obiettivi sull’Unione dei mercati dei capitali, sull’Unione bancaria e sulla riduzione della burocrazia. «Il risultato? Nulla», ha affermato Jaki, sostenendo inoltre che il numero dei funzionari europei sarebbe aumentato rispetto al 2020.
Particolarmente duro il passaggio dedicato all’industria e ai costi energetici.
«Lei ha promesso — e cito — una nuova strategia industriale e prezzi dell’energia più bassi. Qual è il risultato? L’industria sta crollando e i prezzi dell’energia sono aumentati del 100% durante il suo mandato», ha dichiarato il co-presidente di ECR.
Jaki ha poi collegato le politiche climatiche alle difficoltà economiche delle imprese europee, citando dati Eurostat sulle procedure di insolvenza e sostenendo che l’Unione europea avrebbe perso peso rispetto all’economia mondiale. Ha inoltre contestato i risultati sul fronte dell’occupazione giovanile, richiamando il tasso di disoccupazione tra i giovani.
Nel suo intervento non è mancato il tema della migrazione. Jaki ha messo a confronto l’attuale posizione della Commissione, orientata a rafforzare il controllo dei flussi migratori, con le dichiarazioni di von der Leyen del 2020, quando la presidente aveva definito la migrazione una realtà destinata a caratterizzare la storia europea.
«State facendo affidamento sul fatto che le persone abbiano la memoria corta», ha accusato Jaki.
Il parlamentare polacco ha quindi esteso la sua critica alla competitività e all’innovazione. Secondo la sua lettura, l’affermazione secondo cui l’Unione europea sarebbe nel suo momento di maggiore forza non sarebbe coerente con alcuni degli indicatori economici e industriali citati nel suo discorso.
«Avete affermato che l’Unione europea è al suo punto più forte della storia. Eppure i dati — persino quelli della stessa Commissione europea — mostrano, secondo Jaki, una situazione opposta», ha sostenuto.
In chiusura, Jaki ha rivolto l’attenzione ai giovani e alla sicurezza, contestando l’idea che nuove restrizioni alla rete possano rappresentare la risposta principale ai loro problemi.
«Se volete fare qualcosa per i giovani, la risposta non è censurare Internet, ma garantire loro lavoro e sicurezza», ha concluso.
L’intervento di Jaki si inserisce così nel confronto politico sul futuro dell’Unione europea e sulla capacità delle istituzioni comunitarie di trasformare gli obiettivi annunciati in risultati concreti, soprattutto sui temi della competitività industriale, dell’energia, dell’immigrazione e dell’occupazione.
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