Il petrolio continua a risentire delle tensioni in Medio Oriente e delle difficoltà nelle principali rotte energetiche. In Cina, i futures sul greggio scambiati a Shanghai hanno raggiunto circa 129 dollari al barile, superando il precedente massimo di circa 121,8 dollari registrato nelle prime settimane della guerra con l’Iran. Dalla fine della scorsa settimana, il prezzo del greggio sul mercato cinese è salito di circa il 14%.
Il nuovo picco è arrivato dopo la chiusura del Petroline, l’oleodotto Est-Ovest dell’Arabia Saudita che collega i giacimenti orientali con il porto di Yanbu, sul Mar Rosso. L’infrastruttura rappresenta una delle principali alternative alle esportazioni attraverso lo Stretto di Hormuz, la cui navigazione è fortemente condizionata dall’attuale crisi regionale.
L’11 settembre Riyadh ha comunicato che il Petroline era stato colpito da diversi droni provenienti dall’Iraq, provocando danni e feriti. Baghdad ha successivamente confermato che gli attacchi erano partiti dal proprio territorio e ha avviato un’indagine. Le autorità irachene hanno anche individuato e sequestrato una piattaforma ritenuta collegata al lancio dei droni.
La responsabilità dell’attacco resta tuttavia da attribuire con cautela. Le forze della cosiddetta Resistenza islamica in Iraq, un’alleanza di gruppi armati filo-iraniani, hanno negato di averlo compiuto.
Sul fronte diplomatico, intanto, la Cina rafforza il dialogo con Teheran. Il ministro degli Esteri cinese Wang Yi, incontrando a Pechino il suo omologo iraniano Abbas Araghchi, ha dichiarato che la Cina è pronta a rafforzare il dialogo e la cooperazione con l’Iran e a tutelarne i “legittimi diritti e interessi”. Wang ha contemporaneamente invitato Iran e Stati Uniti alla moderazione e chiesto misure efficaci per riaprire lo Stretto di Hormuz.
La posizione di Pechino arriva mentre la crisi energetica assume una dimensione sempre più globale. La Cina è il principale acquirente del petrolio iraniano e le interruzioni delle rotte del Golfo stanno aumentando la pressione sulle raffinerie e sui mercati asiatici.
Il nuovo record raggiunto a Shanghai rappresenta quindi un segnale particolarmente significativo: il rischio geopolitico non si riflette più soltanto sulle quotazioni internazionali del Brent e del WTI, ma sta producendo effetti diretti anche sul mercato petrolifero cinese, proprio mentre Pechino cerca di assicurarsi forniture alternative e di mantenere aperte le principali vie commerciali dell’energia.
La carenza di personale nel trasporto pubblico spinge Brescia Mobilità oltre i confini italiani. La…
di Paolo Fedele * Da mesi la stessa narrazione: il Generale Roberto Vannacci sarebbe l'uomo…
Dal 22 al 25 settembre 2026 quattro giornate di incontri, confronto e networking tra professioniste…
Una diagnosi di malattia metastatica modifica profondamente la vita di una persona. Continuano a esistere…
La misura arriva alla vigilia della riunione del Consiglio dei ministri chiamata ad approvare il…
Cambio al vertice della Capitaneria di porto di Vibo Valentia Marina. Il comandante di fregata…