Calabria

Francavilla Angitola riscopre il mito: nasce il Premio Internazionale “Città del Drago”

di Pino Cinquegrana *

Dragos, dragoner, drag, dragon, drachen, draco, δράκων. In tutte le lingue europee — dal provenzale al francese, dal catalano allo spagnolo, dal tedesco all’inglese, passando per il latino e il greco antico — la parola “drago” conserva una radice comune: drac, che affonda nella forma greca drákōn, legata al verbo derkesthai, “guardare”, “osservare”. Secondo la tradizione popolare, le serpi — a cui i draghi sono assimilati — sono dotate di una vista potentissima, capace di penetrare l’oscurità delle grotte e dei segreti della terra.

Nel folklore europeo, come in quello calabrese, i draghi — o i grandi serpenti — sono i custodi di tesori nascosti e di luoghi magici. La caverna in cui dimorano è lo spazio simbolico dell’ignoto, del mistero, del potere ctonio. Dai poemi epici nordici, come il Beowulf, alle leggende locali come quella del serpente a due teste di Rocca Angitola, il mito del drago attraversa i secoli e le culture, legando l’Europa a un immaginario comune in cui il male, incarnato dalla creatura mostruosa, viene sconfitto dall’eroe che restituisce equilibrio e fertilità.

Così nella leggenda di San Marziale, patrono di Ischia sullo Ionio, il drago che distruggeva ogni anno la spiga del grano con il suo soffio infuocato viene abbattuto dal santo, restituendo alla comunità la speranza del raccolto. Un archetipo che ritorna nel ciclo arturiano, quando Sigfrido, spinto da Regin, affronta Fafnir nella sua caverna per conquistare l’oro dei Nibelunghi, forgiando una spada magica che anticipa la celebre Excalibur.

Anche la valle dell’Angitola custodisce queste narrazioni: da Filadelfia e l’antica Castelmonardo fino a Francavilla Angitola, dove si trova la leggendaria “grotta del drago”, si snoda un itinerario mitologico che tocca Maierato, la “terra da draga”, Vazzano e altri centri limitrofi. A Francavilla il culto di San Forca, raffigurato con un serpente tra le mani, richiama la lotta tra il bene e il male, ma anche il legame ancestrale tra l’uomo e le forze naturali. Anticamente, si venerava la dea greca Gizia, il cui mito richiama quello di Medusa, e si raccontava la leggenda di Shahman, figura cavernicola affine al drago nelle credenze locali.

Per valorizzare questa eredità culturale e identitaria, il Centro di Cultura e Tradizioni Popolari di Francavilla Angitola, guidato dallo storico locale Franco Torchia, ha istituito il Premio Internazionale “Francavilla Angitola – Città del Drago”, con il patrocinio dell’Amministrazione comunale. La prima edizione si terrà il prossimo 12 agosto, e si propone di rilanciare la conoscenza della vallata dell’Angitola non solo attraverso il mito, ma anche tramite le sue eccellenze enogastronomiche — agrumi, cipolle, origano, fragole e pescato — e le personalità, i “Draghi” moderni, che si sono distinte nei settori del giornalismo, della medicina, della religione e dell’imprenditoria.

«Questo evento può e deve diventare il faro di una microregione — quella dell’Angitola — che sa promuovere percorsi enogastronomici, museali, ambientali, archeologici», spiega Torchia. «Francavilla Angitola, con il nostro Centro, si candida a essere il punto di riferimento per lo sviluppo culturale di un territorio ricchissimo di storie, simboli e tradizioni».

La convegnistica, le pubblicazioni, gli spazi museali del Centro sono già realtà consolidate che raccontano la bellezza di luoghi ancora poco noti. Torchia insiste: «La nostra cittadina non può restare ai margini del circuito culturale provinciale. Servono progetti credibili e persone in grado di incidere sul nostro tessuto sociale. Anche le poche risorse disponibili vanno indirizzate in attività che valorizzino i tratti unici del nostro territorio».

Il premio punta così a diventare un appuntamento fisso e riconosciuto a livello internazionale. E già conquista consensi importanti: il Centro ha infatti ottenuto il riconoscimento ufficiale dalla Cattedra di Studi sulle Tradizioni Popolari dell’Università di Valladolid, in Spagna, diretta dal prof. José Luis Alonso Ponga.

Torchia ha voluto infine ringraziare in modo particolare il giornalista Antonio Nesci, editore de La Prima Pagina.it, per l’impegno nel promuovere l’iniziativa: «A lui, come a tutti coloro che stanno contribuendo a raccontare e sostenere questo progetto, va la mia più sincera gratitudine».

Seguiranno approfondimenti, interviste e storie sui “Draghi” della prima edizione. Il mito continua a vivere, tra le pieghe della terra e della memoria.

* Antropologo, Docente, Conferenziere, Speaker radiofonico

Redazione

Recent Posts

Copán Ruinas: il respiro dei Maya tra pietre e natura

A ovest dell’Honduras, vicino al confine con il Guatemala, si apre Copán Ruinas: un luogo…

2 ore ago

Perché lo streaming si blocca la sera e come farlo andare liscio

Quando la TV in streaming si ferma a caricare proprio la sera, la causa sta…

2 ore ago

Puglia Prestige, Alessandro Nardelli racconta la nuova frontiera del turismo di lusso in Salento

Nasce su IN PUGLIA 24 una rubrica dedicata all'ospitalità di alta gamma: dalle masserie storiche…

4 ore ago

Evento letterario e artistico a più voci per L’Aquila Capitale italiana della Cultura 2026

  L’AQUILA - È stato presentato nel pomeriggio del 30 ottobre, nella splendida cornice della…

4 ore ago

Italiani nel mondo, una risorsa dimenticata? Daniel Antenucci lancia una riflessione sul futuro

Il legame tra l’Italia e le comunità italiane nel mondo continua a rappresentare una risorsa…

4 ore ago

Israele, Eisenkot guarda ai partiti arabi: possibile un’intesa per un governo alternativo a Netanyahu

La formazione di un nuovo governo in Israele passa anche dai rapporti tra le forze…

8 ore ago