La Columbia University ha accettato di pagare una multa di 200 milioni di dollari per chiudere una causa intentata dall’amministrazione Trump, che l’accusava di non aver contrastato adeguatamente episodi di antisemitismo all’interno del proprio campus. Lo riferisce il New York Times, citando una nota ufficiale dell’ateneo.
L’accordo fa parte di un’intesa più ampia per il ripristino dei finanziamenti federali destinati all’università, che rischiava il blocco di fondi essenziali per ricerca, borse di studio e attività accademiche. Secondo quanto riportato, la somma sarà versata senza che la Columbia riconosca alcuna responsabilità legale.
La vicenda si inserisce in un contesto di crescente attenzione da parte delle autorità federali sul rispetto dei diritti civili nei campus universitari, in particolare in relazione al trattamento riservato agli studenti ebrei. Negli ultimi mesi, il Dipartimento dell’Istruzione ha intensificato i controlli su numerosi atenei statunitensi, anche in risposta a manifestazioni e tensioni legate al conflitto israelo-palestinese.
L’università ha dichiarato di essere “impegnata a garantire un ambiente inclusivo e sicuro per tutti gli studenti” e di voler continuare a collaborare con le autorità per rafforzare le misure contro ogni forma di discriminazione.
L’intesa potrebbe rappresentare un precedente importante per altri casi in corso, mentre negli ambienti accademici si riaccende il dibattito sulla libertà di espressione, la responsabilità degli atenei e il ruolo del governo federale nel vigilare sul rispetto dei diritti delle minoranze.
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