Donald Trump non potrà candidarsi alle elezioni presidenziali del 2028. A sancirlo è la Costituzione degli Stati Uniti, precisamente il 22° emendamento, che stabilisce in modo chiaro che nessun presidente può essere eletto a più di due mandati.
Per il presidente repubblicano, attualmente in carica nel suo secondo mandato (dopo il primo dal 2017 al 2021 e il ritorno alla Casa Bianca nel 2025), si tratta del capolinea sul piano formale delle candidature presidenziali. Ma la sua influenza politica, economica e mediatica promette di essere tutt’altro che archiviata.
Il 22° emendamento, ratificato nel 1951 dopo la presidenza di Franklin D. Roosevelt (l’unico a essere stato eletto quattro volte), pone un tetto chiaro alla possibilità di essere eletti presidente: massimo due volte, anche non consecutive. La norma recita:
“Nessuna persona potrà essere eletta all’ufficio di Presidente più di due volte, e nessuna persona che abbia detenuto l’ufficio di Presidente, o vi abbia agito, per più di due anni di un mandato altrui, potrà essere eletta all’ufficio di Presidente più di una volta”
Nonostante l’impossibilità formale di correre ancora per la presidenza, Trump non è destinato all’irrilevanza. Anzi, in vista delle presidenziali del novembre 2028, la sua figura si candida a essere quella del kingmaker all’interno del Partito Repubblicano: colui che, pur non potendo scendere direttamente in campo, potrà decidere chi riceverà l’investitura politica e l’appoggio della sua potente base elettorale.
I nomi che circolano come possibili “eredi” sono quelli del vicepresidente J.D. Vance, del governatore Ron DeSantis (nonostante i rapporti tesi degli anni passati), o della governatrice Kristi Noem. Tutti politici che condividono, in misura diversa, lo stile e le priorità trumpiane: immigrazione, economia nazionale, restrizioni al potere giudiziario e scontro con l’establishment.
Una domanda ricorrente negli ambienti politici e giuridici riguarda la possibilità che Trump possa ricoprire la carica di vice presidente. In teoria, la Costituzione non lo vieta esplicitamente. Tuttavia, l’articolo 2 e il 12° emendamento impediscono che una persona “non eleggibile alla presidenza” possa diventare vice presidente. La questione resta controversa, ma la tesi prevalente è che un presidente che ha già servito due mandati non possa neppure essere eletto come vice, per non rischiare una successione incostituzionale.
Oltre al campo elettorale, Trump potrebbe continuare a esercitare influenza tramite il suo impero mediatico – a partire dalla piattaforma Truth Social – e attraverso la creazione di una propria fondazione politica o di un network di candidati “trumpiani” da lanciare alle primarie. Un ruolo che potrebbe ricordare quello svolto da figure come Barack Obama nel campo democratico: regista delle strategie, garante di una visione, riferimento per milioni di elettori.
Se è vero che Trump non potrà correre alle presidenziali del 2028, è altrettanto vero che il suo impatto sulla politica americana resterà forte, divisivo e centrale. La sfida per la Casa Bianca, dunque, potrebbe svolgersi senza il suo nome sulla scheda elettorale, ma non senza la sua ombra sulla scena. E per i suoi avversari – democratici e repubblicani moderati – questo sarà comunque un fattore da non sottovalutare.
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