C’è una saga cinematografica che nel bel paese non è esattamente conosciutissima ma che ha avuto un’impatto veramente epocale su un frammento di cultura orientale che è poi ritornata da noi sotto forma di… Jackie Chan! La saga di God Of Gamblers, infatti, è una delle saghe cinematografiche più di successo della storia del cinema di Honk Kong e basta guardare il primo dei diversi film girati per rendersene conto.
C’è un momento, in ognuno di questi film in cui il tempo sembra fermarsi all’improvviso: le stanze abitate dai protagonisti si fanno silenziose e l’unica cosa che si muove è il fumo di sigaretta, soltanto perché nel frattempo c’è un mazzo di carte che si alza con una precisione altrimenti impossibile.
Ecco: God Of Gamblers prova a fare una cosa incredibile dal punto di vista cinematografico: trasformare il gioco d’azzardo in un rituale, un duello, un’arte; nel fare questo la saga è riuscita a piazzarsi all’interno del cuore di milioni e milioni di spettatori asiatici, trasformando la passione di un popolo in un mito moderno.
La popolarità di God Of Gamblers è qualcosa che in occidente percepiamo solo in parte e spesso grazie alle roulette online che possiamo trovare sui siti di gioco. Il primo film, uscito nel 1989, è interpretato da un Chow Yun-Fat in stato di grazia e interpola il genere dell’action in stile Honk Gong con il gangster movie americano, il melodramma e la commedia slapstick, in una miscela assurda che ha funzionato più di quanto fosse razionale mai aspettarsi. Il tutto parte da un’idea di trama veramente assurda: Ko Chun, il protagonista, è un giocatore a dir poco leggendario, con una memoria fotografica e con delle mani d’oro, capaci di manipolare le carte con la delicatezza di un calligrafo e di leggere i risultati dei dadi ancora prima che questi si fermino. Una caduta, però, lo priva di tutto questo ed è il destino a metterlo nelle mani di un truffatore di buon cuore.
Per recuperare la sua identità dovrà ricominciare a giocare come faceva una volta, sfidando i più pericolosi giocatori di Hong Kong e riottenendo quello che il caso gli ha fatto perdere, di colpo in scena in colpo in scena. L’abilità del regista Wong Jing sta nel riuscire a trasformare le partite in ben più di semplici scommesse, bensì in duelli tra lo spirituale e il teatrale. Nei suoi momenti migliori il primo God Of Gamblers sembra quasi essere un western mitologico, con il protagonista che incarna l’eroe tragico.
Il successo del primo film è stato tale da generare un vero e proprio universo narrativo fatto di sequel ,spin-off, prequel e parodie. God Of Gamblers II e God Of Gambles III portano la saga sulla commedia mentre il ritorno di Chow Yun-Fan nel 1994 con God Of Gamblers Returns riporterà brevemente la saga su toni più maturi e drammatici, analizzando la figura del mito che si autodistrugge.
Dopo Returns la saga sceglie di deviare completamente dl percorso prestabilito e inizia a mescolare in maniera sempre più netta tutto quello che piaceva al regista: melodramma e commedia slapstick, tragedia e farsa, kung fu e armi da fuoco. A oggi la saga è considerato un vero cult nel panorama asiatico e pian piano sta facendo capolino anche nelle classifiche occidentali, complice anche una popolarità sempre crescente del mondo del gioco grazie anche a casinò di alta qualità come Betfair.
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