Esteri

Vertice Regno Unito-Ue: intesa minima dopo la Brexit, firmato un patto su difesa e sicurezza

Il primo summit ufficiale post-Brexit tra Londra e Bruxelles si chiude con un accordo parziale: evitati strappi, ma prevalgono i compromessi. Con le “linee rosse” di Starmer, resta impossibile un vero riavvicinamento

Doveva essere il grande reset nelle relazioni tra Regno Unito e Unione europea dopo la Brexit, ma si è rivelato un esercizio diplomatico limitato. Il primo vertice formale tra le due sponde della Manica si è concluso con un’intesa minima, raggiunta dopo negoziati estenuanti protrattisi fino a notte fonda. Al centro del risultato, la firma di un accordo su difesa e sicurezza, che apre le porte alla partecipazione britannica al fondo europeo per il riarmo da 150 miliardi, anche se i dettagli restano da definire e la Francia frena.

Concessioni reciproche, ma pochi passi avanti

Sul tavolo anche questioni chiave come pesca, agroalimentare e turismo. Gli europei ottengono una proroga di 12 anni per l’accesso alle acque britanniche, mentre Londra ottiene l’alleggerimento dei controlli doganali per i prodotti agroalimentari, accettando però l’adeguamento alle norme UE e il ruolo della Corte di Giustizia europea. Sul fronte turistico, torna la possibilità per i britannici di usare i gate elettronici negli aeroporti europei.

Mobilità giovanile in stallo

Delude invece il tema della mobilità giovanile, rimandato a trattative future. L’UE spinge per il ripristino della possibilità, per gli under 30, di lavorare temporaneamente nel Regno Unito senza visto. Ma il governo laburista guidato da Keir Starmer, impegnato a ridurre l’immigrazione, non intende fare concessioni che richiamino la libertà di circolazione, ritenuta politicamente pericolosa.

La politica interna condiziona il dialogo

Il summit si è svolto sotto l’ombra di Nigel Farage e del suo crescente peso elettorale. Il governo Starmer, temendo di apparire troppo accomodante con Bruxelles, ha mantenuto salde le sue “linee rosse”: niente ritorno al mercato unico, né all’unione doganale, né alla libertà di circolazione. Una rigidità che limita ogni possibile revisione sostanziale degli accordi di separazione.

Un equilibrio precario

Da parte europea, nessuna voglia di offrire vantaggi a un Paese che ha scelto di restare fuori dalle grandi aree di integrazione comunitaria. Entrambe le parti si muovono con cautela, consapevoli che i prossimi anni potrebbero riportare a Downing Street una figura come Farage. Il vero reset, se mai ci sarà, è rinviato a data da destinarsi.

Redazione

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