Umbria

Perugia non è Gomorra, l’Italia non è una zona di guerra

In questi giorni si è tornato a parlare di Perugia come se fosse teatro di scenari da fiction criminale o, peggio, come se fosse una zona di guerra. Una rappresentazione forzata, esasperata, che ferisce una città intera e tutti i suoi cittadini onesti. Certamente, il diritto di cronaca è un pilastro della democrazia. Nessuno lo mette in discussione. È doveroso raccontare i fatti, anche quelli più scomodi, anche quelli che riguardano la cronaca nera. Ma esiste un confine tra il diritto all’informazione e la spettacolarizzazione, tra la verità dei fatti e la costruzione di narrazioni sensazionalistiche.

Purtroppo, quando si oltrepassa quel limite, si finisce per alimentare un populismo esasperato, si strizza l’occhio alla paura, si costruisce un clima di sfiducia e insicurezza che non aiuta nessuno. Non serve, non è utile e, soprattutto, fa male. Fa male alla reputazione di una città come Perugia, che ha sicuramente i suoi problemi – come ogni altra città – ma che non può e non deve essere dipinta come un luogo invivibile, ostaggio della criminalità.

Perugia non è l’Ucraina sotto le bombe. Non è il Messico delle bande armate che controllano interi territori. È una città a misura d’uomo, con una qualità della vita che resta alta, con una comunità viva, operosa, attenta. È una città che affronta le difficoltà con dignità e concretezza, senza bisogno di essere trasformata in un simbolo negativo per esigenze mediatiche.

La deontologia giornalistica – che dovrebbe essere alla base di ogni professionista dell’informazione – richiede equilibrio, contestualizzazione, misura. Non si tratta di negare o nascondere i problemi, ma di evitare che il racconto dei fatti diventi una distorsione, un danno, un’ingiustizia.

E qui la questione non è politica. Non è una questione di destra o sinistra. È un tema di rispetto per la verità, di responsabilità sociale, di tutela dell’immagine di un territorio e dei suoi abitanti.

Di fronte a queste narrazioni sbilanciate, è fondamentale che tutti reagiscano. Non solo la politica, ma anche i sindacati, il mondo industriale, l’università, la scuola, le associazioni, i cittadini comuni. È positivo che in tanti abbiano già alzato la voce per difendere la città. Ma serve di più. Sarebbe importante e significativa una conferenza stampa unitaria, aperta, corale. Un momento pubblico in cui tutte le forze sociali, istituzionali ed economiche di Perugia si uniscano per dire la verità, per esercitare il diritto di replica, per ristabilire un racconto giusto e onesto della realtà.

Non si può permettere che, in nome dell’audience o del consenso facile, si continui a descrivere qualcosa che non esiste. Perché così facendo si finisce per offendere e penalizzare una marea di cittadini onesti, lavoratori, studenti, famiglie che ogni giorno vivono e costruiscono Perugia con impegno e amore.

In conclusione, è tempo di dire basta alle esagerazioni mediatiche. È tempo di restituire alla città il suo volto autentico. Perugia non è Gomorra. È una città viva, civile, forte. E merita di essere raccontata per quello che è davvero.

Redazione

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