Siamo dalla parte della verità. Questo è il compito di ciascun mezzo di informazione. Non siamo al fianco del ministro Carlo Nordio o di altri partiti. Semplicemente siamo contro le bufale orchestrate ad arte per colpire qualcuno senza fondamento, in questo caso il Governo. Contrariamente a quanto diffuso da alcuni quotidiani e rilanciato con foga dalla sinistra, Vladimir Putin non sarà presente ai funerali di Papa Francesco, in programma sabato 26 aprile a San Pietro. A rappresentare la Russia sarà Olga Lyubimova, ministra della Cultura, come stabilito dal Cremlino.
Una scelta che alcuni osservatori collegano anche al rischio di arresto per il leader russo, in base al mandato emesso dalla Corte penale internazionale per i crimini commessi in Ucraina dopo l’invasione. Ma tanto è bastato alla sinistra italiana per attaccare ancora una volta l’esecutivo guidato da Giorgia Meloni, accusandolo di coprire Putin e ignorare le richieste dell’Aja.
A dare il “la” alla polemica è stato Il Corriere della Sera, che ha pubblicato una ricostruzione secondo cui il ministro Nordio non avrebbe dato seguito al provvedimento della Corte datato 17 marzo 2023. Il fascicolo, si legge, sarebbe “fermo negli uffici di via Arenula”, trasformato in un “documento privo di effetto giuridico”.
Immediata la levata di scudi dell’opposizione. Riccardo Maggi di Più Europa parla di “una scelta politica gravissima”, paragonandola al caso del generale libico Alamsri. Gli fa eco Alessandro Zan del PD, che accusa Palazzo Chigi di “proteggere i criminali” e di “girare le spalle alla giustizia e alle vittime”. Il Partito Democratico ha annunciato un’interpellanza urgente per chiedere chiarimenti in Aula.
Ma è lo stesso ministro Nordio a smentire seccamente ogni accusa, mettendo a tacere le speculazioni. In una nota ufficiale, chiarisce: “Il presidente Vladimir Putin non è mai transitato in territorio italiano, né vi è mai stata notizia che fosse in procinto di farvi ingresso. Le accuse rivolte al Ministero sono totalmente prive di fondamento”. E precisa che “la presenza fisica sul territorio è condizione necessaria per rendere esecutivo un simile provvedimento”.
In definitiva, nessun ritardo, nessuna copertura, nessuna ‘fuga’ dalle responsabilità: solo l’ennesima bufala strumentale, usata da una parte politica contro l’altra per tentare un attacco politico infondato. Ma la verità, come sempre, viene a galla. E con essa, la serietà istituzionale in questo cado di un Ministro (già magistrato e quindi piuttosto “ferrato” in materia) che ha agito nel rispetto della Legge.
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