Umbria

Margherita Scoccia non ha dubbi: a Perugia gli elettori sono già pentiti di aver votato la sinistra

La nostra intervista esclusiva rilasciata da Margherita Scoccia al Direttore Antonio Nesci. Il portavoce dell’opposizione in Comune ed esponente di Fratelli d’Italia mette in risalto tutte le contraddizioni della giunta del campo largo.

A quasi un anno dalle elezioni amministrative che hanno visto Perugia tornare sotto la guida del centrosinistra, la città appare divisa e con molte incertezze sul futuro. I progetti lasciati in eredità dalla precedente amministrazione di centrodestra rappresentano un’opportunità per lo sviluppo della città, ma la nuova giunta sembra faticare a prendere decisioni strategiche. Margherita Scoccia, che ha conteso fino all’ultimo voto la guida del capoluogo umbro, osserva con attenzione la situazione e continua a essere un punto di riferimento per molti cittadini. Simbolo del centrodestra, politico di riferimento a Perugia e in Umbria, esponente di spicco di Fratelli d’Italia, in questa intervista parliamo con lei di presente e di futuro.

Dopo quasi un anno di amministrazione di centrosinistra, come giudica la situazione della città? Ritiene che la nuova giunta abbia saputo dare una direzione chiara a Perugia?

«Non è ancora chiaro quale sia la direzione che sta prendendo la città. Forse non lo ha ancora chiaro neppure chi ci governa. Sono passati 10 mesi dalle elezioni e non c’è una sola cosa, una sola azione, per cui può essere ricordato l’operato di questa amministrazione. Se non passi indietro, come sul tema della sicurezza, dove è stato cancellato l’assessorato (in compenso ne è stato istituito uno alla ‘movida’, ditemi voi) e tolto il taser agli agenti di polizia locale. Abbiamo assistito ad episodi spiacevoli come commissioni comunali a porte chiuse nelle quali si è discusso di post del fedelissimo capo di gabinetto del sindaco che inneggiava a Tito. E questa sarebbe trasparenza?

Dopo aver demonizzato per un’intera campagna elettorale il progetto del Metrobus abbiamo scoperto che è stata incaricata una società per studiare la progettazione della seconda linea. Quando e dove c’è stata la partecipazione? Il lavoro condiviso e partecipato da noi a Ponte San Giovanni, invece, è stato annullato nel chiuso di qualche ufficio in assessorato. Per il momento, tutto ciò che ha fatto questa amministrazione è merito nostro. Ricordiamolo: noi abbiamo portato progetti per mezzo miliardo di euro su Perugia, non le chiacchiere. Per di più partendo da un buco di bilancio di 35 milioni, gentile eredità della sinistra».

Molti cittadini lamentano un peggioramento della sicurezza e della viabilità. Quali ritiene siano le cause di questa percezione diffusa?

«Alle provocazioni, noi siamo abituati a rispondere con i numeri: -58% di furti in dieci anni, -65% di furti nelle case, -55% di rapine, -77% di rapine in casa, -59% di reati di droga. Viviamo in una città complessa che ha trovato la forza di rialzarsi e di cancellare brutte etichette come ‘La capitale della droga’, ‘La Scampia umbra nelle mani dei tunisini’ e ‘Gotham City’. Non sarebbe giusto affermare che a Perugia, con il centrodestra al potere, episodi criminali non avvenivano, viviamo pur sempre in un capoluogo di regione. Di certo abbiamo messo in risalto che un numero considerevole e preoccupante di episodi criminali tra aggressioni, anche in centro storico, violenze di vario genere, risse, furti nelle case, accoltellamenti, episodi di spaccio di droga e problemi legati alle baby gang si sono concentrati in un lasso di tempo molto breve. Per quanto riguarda la viabilità, posso dire che noi siamo sempre stati e continueremo ad essere favorevoli allo sviluppo. Il tema del Nodo di Perugia che costringe ogni giorno migliaia di automobilisti a lunghe ore di coda va assolutamente risolto, ma deve esserci l’interesse della politica che non può schiacciarsi sulle posizioni di qualche comitato del no, a discapito di un’intera città».

L’amministrazione precedente ha lasciato in eredità una serie di progetti che guardano al futuro della città. A suo avviso, questi progetti vengono portati avanti con la dovuta attenzione o rischiano di essere trascurati?

«La precedente amministrazione di centrodestra ha fatto atterrare sulla città di Perugia progetti per mezzo miliardo di euro, qualcosa di mai visto prima. Molti di essi, riguardanti anche le scuole, dovranno essere completati entro il 2026, che è la data imposta dal Pnrr. Nell’azione di governo della sinistra ci vedo tanta ideologia, poca concretezza e anche tanta incoerenza. Gli stessi che oggi pensano di realizzare una seconda linea del Brt solo pochi mesi fa minacciavano di bloccare i cantieri a elezioni vinte e di valutare il pagamento delle penali per interrompere i lavori. Sapendo, forse, fin dall’inizio, che sarebbe stato impossibile. Evidentemente però in campagna elettorale certe promesse, come quelle di rimettere a posto tutte le strade della città, che adesso stanno molto peggio di prima, hanno fatto breccia su una fetta di elettorato al quale ci si è rivolti, comunicativamente parlando, in chiave emozionale, parlando di sogni, di mare, di sorrisi e di diritto alla felicità. Tutto questo mentre noi parlavamo di temi. Adesso sono i temi a interessare i cittadini».

Crede che una parte dell’elettorato che ha votato centrosinistra si sia pentita della scelta fatta?

«Non lo dico io, lo dice la città. Mi capita di essere fermata per strada o mentre faccio la spesa al supermercato da persone che si avvicinano e mi fermano per dirmi che hanno votato sinistra, ma sono pentiti della loro scelta. È una frase sempre più ricorrente. La cosa grave è che queste cose vengano dette neppure un anno dopo le elezioni. Mi dicono che il centrodestra deve essere più presente che mai per rappresentare tutta la città. Perugia, purtroppo, è ancora spaccata in due e Vittoria Ferdinandi non dà l’idea di essere il sindaco di tutti. È il sindaco di chi l’ha votata. E neanche tutti lo rifarebbero».

C’è chi parla di una maggioranza tenuta insieme solo dalla necessità di impedire il ritorno del centrodestra al governo della città. Ritiene che questo equilibrio possa reggere a lungo?

«È impensabile. Il campo extra large tiene dentro tutto e il contrario di tutto, sensibilità politiche molto diverse tra loro per cui è letteralmente impossibile che si trovino d’accordo sulle questioni. Si tende ad accontentare, una volta l’uno, una volta l’altra, senza particolare convinzione. E i temi grandi? Nel campo largo di Perugia siedono a fianco Avs e Azione, che a Roma è in aperta rottura con il Movimento Cinque Stelle, mentre qui vanno a braccetto. C’è una frangia radicale della sinistra che ha un peso specifico secondo me esagerato all’interno di una coalizione di cui fanno parte i moderati aperti al dialogo. La sinistra con questa operazione intendeva riprendersi il potere: vincere le elezioni è una cosa, e ci sono riusciti per un soffio, governare è un’altra, governare bene è un’altra ancora».

In caso di una crisi politica e di nuove elezioni, sarebbe pronta a ricandidarsi per riprendere il percorso interrotto?

«Non saprei rispondere a questa domanda. Per il momento, da esponente dell’opposizione di centrodestra e civici in consiglio comunale, mi impegno per far sentire la nostra voce, che è sempre più forte perché, come le ho detto, molte persone che hanno votato a sinistra oggi non lo rifarebbero, e trovano in noi una coerenza politica».

L’intervista con Margherita Scoccia mette in evidenza le incertezze e le difficoltà che sta attraversando Perugia sotto la nuova amministrazione. Molti cittadini chiedono risposte concrete, mentre la sensazione di immobilismo cresce. Resta da vedere se la giunta attuale saprà dare una svolta o se il futuro della città richiederà nuovamente un cambio di direzione.

Redazione

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