Nella notte tra domenica e lunedì 31 marzo, un incendio devastante ha ridotto in cenere sedici auto elettriche Tesla nel centro assistenza dell’azienda a Roma. Le fiamme, divampate intorno alle 4:30 del mattino, hanno illuminato il cielo sopra Torrenova, alla periferia della capitale, colpendo non solo i veicoli ma anche una pensilina e la parte esterna di alcuni uffici del Tesla Center di via Serracapriola. L’evento ha immediatamente suscitato reazioni di forte impatto, tra cui quella del fondatore della casa automobilistica, Elon Musk, che ha commentato su X (ex Twitter) con un’unica parola: “Terrorismo”.
Le autorità stanno indagando sulla natura dell’incendio, che appare sempre più chiaramente come un atto doloso. Le fiamme sono partite simultaneamente da diversi punti all’interno del parcheggio della concessionaria, un dettaglio che fa ipotizzare un’azione premeditata e organizzata. La Digos sta lavorando sul caso e non esclude la matrice anarchica, ipotesi rafforzata anche dalle dichiarazioni del ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi: “Le modalità con cui è avvenuto questo episodio e la propagazione dell’incendio fanno ritenere possibile una matrice anarchica antagonista. Si tratta di un ambiente che aveva già espresso critiche e annunciato iniziative contrarie a questo gruppo imprenditoriale”.
Gli investigatori della questura di Roma stanno analizzando le immagini delle telecamere di sorveglianza per individuare eventuali responsabili. La polizia scientifica e gli agenti del commissariato Casilino sono intervenuti subito dopo l’incendio per effettuare rilievi e verificare la presenza di inneschi. I primi a giungere sul posto sono stati i vigili del fuoco con due autobotti, ma le fiamme si erano già propagate rapidamente, distruggendo completamente le sedici Tesla. Curiosamente, altre auto parcheggiate a pochi metri di distanza e quelle all’interno dello showroom sono rimaste intatte, ulteriore indizio a favore dell’ipotesi di un incendio doloso.
Tesla, da parte sua, ha mantenuto un atteggiamento prudente. Marco Santini, responsabile della comunicazione in Italia, ha dichiarato: “Siamo consapevoli dell’incidente avvenuto a Roma. Stiamo attivamente investigando l’accaduto e collaboreremo con le autorità locali per determinare le cause dell’evento”.
Il rogo ha scatenato anche reazioni politiche. Il vicepremier e segretario della Lega, Matteo Salvini, ha espresso solidarietà a Elon Musk e alla sua azienda: “Manifestazioni violente, insulti, assalti e incendi. Troppo odio ingiustificato contro la casa automobilistica Tesla. La stagione dell’odio e delle guerre deve finire al più presto”.
Se fosse confermata la natura dolosa dell’evento, si tratterebbe del primo attacco diretto a Tesla in Italia. Tuttavia, non sarebbe un caso isolato. Negli ultimi mesi, episodi simili si sono verificati in Germania, Francia e Stati Uniti, mentre a Roma si sono già registrati atti vandalici ai danni di veicoli della casa automobilistica: almeno quattro Tesla sono state imbrattate con la scritta “Fuck Elon Musk” in diverse zone della città, tra cui San Giovanni e Ostia.
Non solo Tesla nel mirino. Lo scorso 22 marzo, sempre a Roma, un altro incendio di vaste proporzioni ha distrutto almeno trenta automobili Ford in una concessionaria Autostar a Castel Giubileo. Le fiamme, partite da alcune vetture ibride, hanno devastato anche l’officina e gli uffici del deposito. Questo ennesimo episodio solleva ulteriori interrogativi sulle motivazioni e sulle eventuali connessioni tra gli attacchi.
Mentre le indagini proseguono, resta alta l’attenzione su possibili nuove azioni contro la casa automobilistica di Elon Musk. Le autorità stanno intensificando i controlli per prevenire ulteriori episodi di violenza, mentre il mondo osserva con preoccupazione l’escalation di attacchi contro la mobilità elettrica e i suoi simboli.
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