Udine, 5 Marzo 2025 ( in attesa della vita che verrà)
“…. l’allegria?
Peccato che sia morta! In questa vita
sociale triste, dove il malcontento e il rancore
non smettono di crescere fra la gente nauseata
da una corruzione talmente esercitata, da
diventare normale, come fosse una funzione
vitale: mangiare,bere, fare sesso …. “
Vincenzo Calafiore
L’allegria? Peccato che sia morta! In questa vita
sociale triste, dove il malcontento e il rancore
non smettono di crescere fra la gente nauseata
da una corruzione talmente esercitata, da
diventare normale, come fosse una funzione
vitale: mangiare,bere, fare sesso !
E’ un pensiero che nel tempo è diventato qualcos’altro,
una costante, specialmente questa sera, sempre più lontana dal mare e dalla risacca, sempre più distaccata dalla realtà. A guardare l’altra faccia è come guardare il mistero, invece è un qualcosa di diverso, è uno spartito musicale dell’universo, una musica a noi sconosciuta.
Se la si potesse ascoltare, sarebbe come tendere l’orecchio dentro di se, verso le profondità dove esiste un mondo inferiore, e uno superiore dove esiste un “linguaggio” che siamo noi.
E’ che questo “ linguaggio “ è sconfinato silenzio, sconfinata solitudine, ecco perché, mi sembrano inutili le parole che ho in mente, nel cuore, di cui abitualmente mi servo.
Sono molti i momenti in cui ho la netta sensazione che queste parole non servono e non potrebbero servire a niente, tanto non cambierebbe nulla.
Un tempo ero più che convinto che la bellezza fosse ovunque, la bellezza è qualcosa che sentiamo dentro, perché è fatta di parole, delle parole più belle da cui siamo stati formati.
Ed io la sento, in me.
Certi momenti riaffiorano i contorni di una notte, non una notte qualsiasi ma la notte in cui mi sono perso su una riva rischiarata dalla luna, incantata dalla risacca e di tanti lontani orizzonti mai raggiunti.
Vorrei chiedere a questa magica notte di impedirmi di ricordare, rimango zitto, arreso, mentre la mente torna indietro nel tempo.
E mi pare che la notte che s’appresta vada facendosi più quieta intorno al mio perdermi e ritrovarmi tra le braccia dell’amore, che m’appare come fantasma, quieta e perfino clemente, intorno al mio desiderio di amare.
Nel mio delirio ho potuto vedere la mia vita, confusa tra le tante cose ammucchiate nell’odore stagnante di muffa; la vidi sotto la luce di un lume che la rischiarava come un volto votivo.
Sorrideva al vuoto, e mi sembrò bellissima e quando mi disse: “Ciao, come stai” con quel tono che una madre riserva a un bambino, mi sono fatto forza per non correre tra le sue braccia, e anche io le risposi: “ Ciao Vita”! C’è stato solo un gran silenzio, sospeso nell’aria catramata di questa notte dagli artigli affondati nella pelle.
Basta poco e finisce l’incanto, la vita che ho è una brutta, bruttissima copia di quella che avevo, un tempo l’allegria e la vita andavano a braccetto, oggi la vita non sa più ritrovare l’allegria, è andata perduta nelle impronte lasciate dai cinghiali. Così quella notte ho visto la vita scivolare nuovamente nel suo naturale alveo delle cose ripetute, della noiosa quotidianità …. Stavo per chiederle:
“ liberami” !
Liberami dalle abitudini, dal potere occulto plasmato addosso alle persone. Di lasciami andare al di là delle barriere dello spazio e del tempo, in un fiato umanissimo, che si espande su uno specchio delicato e segreto: la mia anima.
Tornare lassù dove tutto è cominciato, fra gli angeli!
La mia anima ha una sua strana luce, i suoi occhi sono azzurri, come mai li ho visti, è un oceano, un oceano-mare, sempre in movimento, sempre spumeggiante, sempre più di vita.
Guarda! L’infinito che c’è in me.
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