Un recente studio dell’istituto Bruegel e del Kiel Institute for the World Economy rilancia il dibattito sul futuro della difesa europea. Secondo i ricercatori, il Vecchio Continente dovrebbe reclutare 300mila nuovi soldati, acquistare 1.400 carri armati e raddoppiare la spesa militare nei prossimi cinque anni per garantirsi un’autonomia strategica. Il prezzo? Circa 250 miliardi di euro aggiuntivi all’anno, destinati alla creazione di 50 nuove brigate, 2mila veicoli da combattimento e 700 pezzi di artiglieria.
Uno sforzo imponente, reso ancora più pressante dall’ipotesi di un disimpegno statunitense. Il messaggio è chiaro: se Washington riducesse la propria presenza, l’Europa dovrebbe moltiplicare gli investimenti per garantire la propria sicurezza. Ma questa escalation militare, promossa con forza da Parigi, è davvero la strada giusta per il futuro del continente?
In un’epoca di tensioni crescenti, l’idea di un’Europa più autonoma in materia di difesa può apparire inevitabile, ma quale sarà il prezzo politico e sociale di questa militarizzazione? E, soprattutto, cosa ne pensano realmente i cittadini europei, già alle prese con crisi economiche e sociali?
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