I cibi ultraprocessati sono ovunque: nei supermercati, nei ristoranti, nelle pizzerie, nei fastfood. Ovviamente, sono anche nelle dispense degli italiani. Purtroppo, rappresentano un pericolo per la salute, a lungo andare se non nell’immediato. Per fortuna, è possibile – senza grandi sforzi – riconoscerli e sostituirli con alternative più sane.
Con il supporto informativo e didattico di Near Future, interessante hub che tratta di tecnologia e salute, spieghiamo cosa sono i cibi processati e come sono fatti, precisiamo i pericoli a cui espongono, presentiamo le principali alternative.
I cibi ultraprocessati, secondo la classificazione NOVA, sono alimenti sottoposti a numerose trasformazioni industriali.
Esse comprendono l’aggiunta di sostanze chimiche, come additivi, conservanti, coloranti e aromi artificiali.
In alcuni casi, gli ingredienti aggiunti sono naturali ma ultraprocessati a loro volta. E’ il caso di oli vegetali, zuccheri e amidi. A rendere i cibi ultraprocessati, però, sono anche le procedure di cottura e trasformazione. Frittura, idrogenazione, estrusione, all’applicazione dell’alta pressione sono solo alcuni dei processi cui vengono sottoposti.
Lo scopo è sempre lo stesso permettere ai cibi di durare a lungo e risultare più appetibili. Tutto ciò, però. a scapito della loro salubrità.
Chi più chi meno, tutti i cibi processati fanno male alla salute. I motivi di ciò vanno rintracciati ovviamente nei metodi di produzione. Ecco una panoramica di questi motivi.
In linea di massima, e secondo le evidenze più scientifiche, i cibi ultraprocessati aumentano il rischio di incorrere in:
La buona notizia è che riconoscere i cibi processati è relativamente semplice, se si sa come fare. Un metodo infallibile è cogliere alcuni segnali d’allarme, alcuni marker. Ecco i principali.
L’altra buona notizia è che le alternative ai cibi processati non mancano. Soprattutto, non mancano le alternative sostenibili dal punto di vista economico, e quindi adottabili da chiunque.
Il riferimento è alla predilezione per gli alimenti freschi e stagionali, magari da acquistare seguendo la filiera corta, e quindi a chilometro zero. In virtù degli incentivi messe a disposizione dal legislatore, le aziende agricole riescono oggi a soddisfare il fabbisogno di gran parte della popolazione e allo stesso tempo proporre prezzi competitivi.
Alle modifiche delle modalità di acquisto deve accompagnarsi un cambiamento negli stili di consumo. D’altronde, acquistare cibi freschi significa optare per la preparazione home-made dei cibi, piuttosto che per i più pratici (ma dannosi) cibi cotti. Insomma, il cambiamento deve riguardare non solo il momento dell’acquisto, ma anche le fasi successive.
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