Salute

Cibi ultraprocessati: cosa sono e perché fanno male

I cibi ultraprocessati sono ovunque: nei supermercati, nei ristoranti, nelle pizzerie, nei fastfood. Ovviamente, sono anche nelle dispense degli italiani. Purtroppo, rappresentano un pericolo per la salute, a lungo andare se non nell’immediato. Per fortuna, è possibile – senza grandi sforzi – riconoscerli e sostituirli con alternative più sane.

Con il supporto informativo e didattico di Near Future, interessante hub che tratta di tecnologia e salute, spieghiamo cosa sono i cibi processati e come sono fatti, precisiamo i pericoli a cui espongono, presentiamo le principali alternative.

Cosa sono i cibi ultraprocessati?

I cibi ultraprocessati, secondo la classificazione NOVA, sono alimenti sottoposti a numerose trasformazioni industriali.

Esse comprendono l’aggiunta di sostanze chimiche, come additivi, conservanti, coloranti e aromi artificiali.

In alcuni casi, gli ingredienti aggiunti sono naturali ma ultraprocessati a loro volta. E’ il caso di oli vegetali, zuccheri e amidi. A rendere i cibi ultraprocessati, però, sono anche le procedure di cottura e trasformazione. Frittura, idrogenazione, estrusione, all’applicazione dell’alta pressione sono solo alcuni dei processi cui vengono sottoposti.

Lo scopo è sempre lo stesso permettere ai cibi di durare a lungo e risultare più appetibili. Tutto ciò, però. a scapito della loro salubrità.

Perché i cibi ultraprocessati fanno male alla salute?

Chi più chi meno, tutti i cibi processati fanno male alla salute. I motivi di ciò vanno rintracciati ovviamente nei metodi di produzione. Ecco una panoramica di questi motivi.

  • Alto contenuto di zuccheri, grassi e sale. I cibi ultraprocessati sono spesso ricchi di zuccheri aggiunti, grassi saturi o trans, e sale. Questo squilibrio nutrizionale contribuisce a un aumento del rischio di malattie croniche come obesità, diabete di tipo 2, ipertensione e malattie cardiovascolari. L’eccesso di zucchero può portare a resistenza all’insulina, mentre il consumo eccessivo di grassi trans è collegato a un aumento del colesterolo LDL e del rischio di malattie cardiache.
  • Basso valore nutrizionale. Questi alimenti sono spesso poveri di vitamine, minerali, fibre e altri nutrienti essenziali, poiché gli ingredienti naturali vengono modificati o le sostanze naturali eliminate durante la lavorazione. La mancanza di fibre può compromettere la salute intestinale e favorire problemi digestivi. Inoltre, la carenza di nutrienti può portare a carenze nutrizionali, riducendo la qualità complessiva dell’alimentazione.
  • Presenza di additivi e sostanze chimici. I cibi ultraprocessati contengono numerosi additivi, come conservanti, coloranti, aromi artificiali e stabilizzanti, alcuni dei quali possono avere effetti nocivi sulla salute se consumati in eccesso. Alcuni studi suggeriscono che determinati additivi possano influire sul metabolismo, aumentare il rischio di infiammazioni croniche o alterare il microbioma intestinale.

In linea di massima, e secondo le evidenze più scientifiche, i cibi ultraprocessati aumentano il rischio di incorrere in:

  • Malattie cardiovascolari e infarto;
  • Diabete;
  • Disordini della digestione;
  • Steatosi epatica non alcolica (Non-Alcoholic Fatty Liver, NAFL);
  • Modificazione genetica e invecchiamento cellulare precoce,
  • Alterazione di DNA e sistema immunitario, infiammazioni gravi, peggioramento di patologie come arteriosclerosi e diabete di tipo 2.

Come riconoscere i cibi ultraprocessati e principali alternative

La buona notizia è che riconoscere i cibi processati è relativamente semplice, se si sa come fare. Un metodo infallibile è cogliere alcuni segnali d’allarme, alcuni marker. Ecco i principali.

  • Lista degli ingredienti lunga e complessa. Gli alimenti ultraprocessati contengono spesso molti ingredienti, tra cui i già citati additivi, conservanti, coloranti, aromi artificiali e sostanze chimiche che non si trovano normalmente in una cucina casalinga. Se l’elenco degli ingredienti è lungo e comprende nomi difficili da pronunciare o riconoscere, è probabile che si tratti di un prodotto ultraprocessato.
  • Presenza di zuccheri aggiunti, grassi modificati e sale. Questi alimenti contengono spesso elevate quantità di zuccheri aggiunti, grassi idrogenati o raffinati e sale. Come abbiamo visto, queste sostanze vengono utilizzate per migliorare il sapore e prolungare la conservazione, ma in quantità eccessive possono essere dannose per la salute.
  • Precottura. Gli alimenti ultraprocessati sono spesso pronti per essere consumati immediatamente o richiedono solo il riscaldamento. Un cibo pronto al consumo, quindi precotto, e allo stesso tempo confezizonato e industriale, è molto probabilmente ultraprocessato.

L’altra buona notizia è che le alternative ai cibi processati non mancano. Soprattutto, non mancano le alternative sostenibili dal punto di vista economico, e quindi adottabili da chiunque.

Il riferimento è alla predilezione per gli alimenti freschi e stagionali, magari da acquistare seguendo la filiera corta, e quindi a chilometro zero. In virtù degli incentivi messe a disposizione dal legislatore, le aziende agricole riescono oggi a soddisfare il fabbisogno di gran parte della popolazione e allo stesso tempo proporre prezzi competitivi.

Alle modifiche delle modalità di acquisto deve accompagnarsi un cambiamento negli stili di consumo. D’altronde, acquistare cibi freschi significa optare per la preparazione home-made dei cibi, piuttosto che per i più pratici (ma dannosi) cibi cotti. Insomma, il cambiamento deve riguardare non solo il momento dell’acquisto, ma anche le fasi successive.

Redazione

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