Domani, Lunedì 10, alle ore 20.30, a Cessaniti (Vibo Valentia) importante incontro con la testimonianza dell’archimandrita padre Alessio Mandanikiotis, “l’ultimo romito” che ha scelto di vivere nell’eremo di Santa Lucia del Mela, in provincia di Messina, costruito con le sue mani, a cui nel 2021 è stato insignito del Sacro Angelico da parte del Patriarca di Costantinopoli, un unicum in Italia. Ci saranno anche padre Benedetto Colucci, archimandrita del Monastero ortodosso dei Santi Elia e Filarete di Seminara e lo scrittore Santo Gioffrè.
In Calabria c’è una importante tradizione bizantina di santi cristiani che non è conosciuta. La maggior parte appartiene alla spiritualità del monachesimo ascetico eremitico o cenobitico. Le loro figure esemplari e il messaggio religioso rivive in diverse comunità che si richiamano al rito greco-ortodosso diffuse nell’area della Magna Grecia, in particolare in Calabria, in Sicilia e in Puglia.
Lunedì 10, alle ore 20.30, a Cessaniti (sagrato della chiesa di San Basilio) ci sarà un importante evento culturale che si occuperà del fenomeno del monachesimo dal titolo “I santi calabresi del monachesimo”. L’iniziativa rientra nell’ambito dei festeggiamenti in onore di San Basilio Magno (che culmineranno il 14 giugno). L’incontro sarà caratterizzato dalla straordinaria testimonianza del padre archimandrita Alessio Mandanikiotis, considerato “l’ultimo eremita”. Padre Alessio ha costruito pietra su pietra il tempio della Candelora, sui monti di Santa Lucia del Mela in provincia di Messina, ed è il primo archimandrita messinese incaricato di occuparsi della comunità greco-ortodossa del territorio, dopo che il terremoto del 1908 ha distrutto ogni traccia di grecità sul territorio.
Padre Alessio inoltre è stato insignito nel 2021 del Sacro Angelico, uno scapolare ricamato con acronimi e frasi assunte dalla sacra Scrittura e dalla liturgia bizantina che testimonia l’estremo apprezzamento che la chiesa Ortodossa esprime nei confronti di monaci, asceti ed eremiti che si distinguono per fedeltà e rara esemplarità. Il crisma donato a padre Alessio, risulta essere un “unicum” in Italia ed è raro, non solo nella millenaria sede del sacro monte Athos, ma anche nelle giurisdizioni ecclesiastiche di Russia, Serbia e Grecia. E’ la prima volta dopo cinque secoli che viene assegnato in Occidente dal rappresentante del patriarca di Costantinopoli.
Ad accompagnare il monaco eremita, il giovane padre Benedetto Colucci, abate del Monastero Ortodosso dei Santi Elia e Filarete in Seminara (Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli), originario di Lecce, che da qualche anno si trova a Seminara a guidare le comunità greco-ortodosse reggine. Da sottolineare che in provincia di Reggio due sono i monasteri ortodossi riconosciuti, quello dei Santi Elia e Filarete di Seminara e quello San Giovanni Therestis, sul territorio di Bivongi.
Ad introdurre l’incontro il parroco don Francesco Pontoriero (parrocchia di Cessaniti). Interverrà anche lo scrittore Santo Gioffrè, artefice della costruzione del Monastero di Seminara, appassionato conoscitore del mondo culturale bizantino e della spiritualità orientale come si evince nel suo romanzo “Fadia”.
Il percorso culturale di riscoperta della spiritualità legata al monachesimo italogreco, in particolare ispirato alla figura San Basilio Magno (329 – 379, vescovo e teologo venerato in tutte le chiese cristiane, considerato dottore della Chiesa, artefice della cosiddetta regola che ancora ispira i monaci basiliani), è iniziato lo scorso anno (9 giugno 2023) su impulso di don Francesco Pontoriero, con un convegno improntato proprio sulla figura di San Basilio Magno e sulla presenza dei basiliani nel territorio del Vibonese.
Per comprendere il forte carisma di San Basilio Magno, si cita un passo tratto dal noto “Discorso ai giovani” che mette in luce la vocazione di San Basilio per i libri e la sua particolare attenzione verso i giovani che esorta allo studio per nutrire lo “spirito” ispirato all’insegnamento delle api:
«Come le api sanno trarre dai fiori il miele, a differenza degli altri animali che si limitano al godimento del profumo e del colore dei fiori, così anche da questi scritti … si può ricavare qualche giovamento per lo spirito. Dobbiamo utilizzare quei libri seguendo in tutto l’esempio delle api. Esse non vanno indistintamente su tutti i fiori, e neppure cercano di portar via tutto da quelli sui quali si posano, ma ne traggono solo quanto serve alla lavorazione del miele, e tralasciano il resto. E noi, se siamo saggi, prenderemo da quegli scritti quanto si adatta a noi, ed è conforme alla verità, e lasceremo andare il resto» (San Basilio Magno, 370 – 375 Disc. ai giovani 4).
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