Vincenzo Calafiore

 

L’età post-datata

 

<< .. i minuti, le ore, i giorni, i mesi e gli anni sembrano ancora essere in buona salute e quando la voglia di vivere tornerà credo che saranno i primi a sentirla arrivare >>.

 

Basta con le distopie! Ai personaggi del romanzo che sto finendo di scrivere glielo faccio dire, per essere sinceri, anche se con meno eleganza. Per farglielo fare gli ho prestato una certa insofferenza che è anche la mia; un romanzo che tende a proiettarsi per dare un senso a un domani minaccioso.

Non so ancora se una volta finito e catalogato finirà assieme agli altri nella mia personale biblioteca, o pubblicarlo. Non si contano i libri, spesso libracci, in cui le grandi metropoli così come la vita stessa sono dominate dalla violenza e dalle catastrofi. C’è un concreto rischio nell’alimentare fuori misura un immaginario giocato sulla < catastrofe > . E comunque è tutto immaginario, una specie di caricatura di un ipotetico possibile. Il vero danno o la vera catastrofe è la dimensione che più sfugge agli umani un paradosso che rovina intere esistenze è quella del presente; la capacità immaginativa riesce a imprimere la memoria e si proietta nel futuro, a cogliere in un certo qual senso in forma di ricordo o di presagio ciò che si è immaginato.

L’Homo sapiens è duttile, adattabile, maneggiabile, si,è tenace ma soffre di stupidità aggressiva e di violenza, è violento.

< Stupidità e violenza > estremi, non permettono o consentono un futuro o un mondo nuovo, almeno diverso da questo già soffocato e sofferto.

In questa mia età, per me nuova e tutta da esplorare, non c’è posto alla – catastrofe – semmai contrariamente c’è una nuova vitalità, una nuova specie di vita che non è allucinogena, né visionaria, è semplicemente vita, una sottospecie di vita che misura il tempo in una maniera completamente diversa da quella conosciuta che era sbagliata e insensata.

Ora mi dico che, di fronte a un fallimento della nostra immaginazione etica e sociale, bisognerebbe davvero sostituire allo spirito farsesco-catastrofista alla The day after un più bello e meno angosciante The day before yesterday.

Dovremmo fidarci più di noi stessi, di quel nostro sentire dentro invece di chi catastroficamente annuncia la fine del mondo.

Ora in questa mia età smarginata e incontenibile, incontrollabile, c’è il diletto ci riempire di inchiostro le stilografiche a stantuffo e continuare a scrivere e a sognare, a immaginare che c’è un futuro che altri non vedono ma che c’è; a scrivere e sentire il pennino graffiare la filigrana del foglio bianco, in questo caso immenso, ed è come poter osservare a occhio nudo l’universo di stelle, lassù, o la via lattea, il piccolo e il grande carro, raggiungere Andromeda o immaginare l’incontro e l’esistenza degli alieni, e con loro edificare un mondo nuovo!

Immaginare di poter tornare in dietro nel tempo o andare nel futuro a vedere come lì si vive e magari scoprire che è meglio ora.

Ma il futuro di questa umanità allo sbando da cui dissociarsi possibilmente, c’è e si chiama “donna”

con la sua libertà, intelligenza, orgoglio, dignità. Donna non significa gambe aperte, ma neanche sessualità volgare e violenta obbligatoria, contrattuale, a pagamento. Donna è quel pianeta dove è possibile vivere senza guerre, senza violenza.

Donna è uguale a tenerezza, grande sentimento, grande amore!

 

Vincenzo Calafiore

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