Vincenzo Calafiore

 

“ Quale Esistenza “

 

Chiedersi cosa sia la scrittura, che significato ha lo – scrivere – e ancor più cosa rimane dell’Autore, di colui che mette assieme tanti pensieri.

Il nutrimento quotidiano nostro dovrebbe essere di “ Pancultura”, lo scorrere pagine e pagine di narrativa nostra, aver saputo gustare espressioni singolari non di rado oscure, o surreali di Moravia, ma anche aver letto, Primo Levi, Leonardo Sciascia, Luigi Pirandello, Elsa Morante ….

E invece oggi sostituiti dal Grande Fratello, Uomini e donne, tanto per citarne qualcuno, è questo il grande fallimento, l’appuntamento mancato con la Cultura delle nuove generazioni perdute.

Questi non sanno neanche dove stanno di casa!

 

Ma lo spigolare, conoscere l’arte dello scrivere è un’immagine bellissima oltremisura capricciosa!

I narratori lo sanno: la loro realtà è negli occhi di chi la guarda e il viaggio, l’avventura conta più del traguardo.

Un viaggio che spesso ha un tempo infinito, avviato magari da una menzogna del vocabolario … e i paesaggi? Vagabonde maschere coperte da fantastiche illusioni, a volte si trasformano nelle lacerazioni psicologiche degli uomini sui quali si pianta come una scheggia di una giornata nel cervello. E ancora … sugli uomini, montagne si chiudono nella notte come una gigantesca mascella e i muri lampanti come verbi di Dio sembrano risucchiare gli avvenimenti.

E’ il mal vivere odierno di intere generazioni, greggi di pecore pilotati da cani guardiani!

Ove la libertà, la dignità, umana  sono sassi, soldati annegati,che di tanto in tanto tornano a galla pietrificati per maledire i Signori delle guerre, i Cani che guidano i greggi verso il baratro.

 

Lo scrittore, il narratore, allora tende a corteggiare un universo struggente … la narrativa così diviene un qualcosa che va ben meditata per apprezzarne l’essenza.

Avvertono tuttavia i disagi, la decadente esistenza, i falsi benevoli e sicuri approdi, di questa immane società, i narratori che denunciano in qualche maniera i depistaggi.

 

Leggere dunque è compiere viaggi nell’invisibile scivolano accanto a misteri che cadono negli spazi bianchi, tra riga e riga … il reale ha il torvo e allettante aspetto dell’intrigo della scrittura.

 

Così dunque si lascerà come i “ Cani “ vogliono, ridere,scherzare, burlare e vagheggiarsi, rimanendo alla superficie, rappresentata dai mimici e dai comici, sotto la quale però è nascosto il tesoro della bontà e della verità: al contrario si trovano molti che, invece, sotto il severo sguardo, il volto sommesso, la barba folta, la toga maestrale e grave, appositamente nascosti a danno universale, l’ignoranza vile e boriosa ed anche una non meno dannosa ribalderia, il narcisismo del teatro del mondo, uomini mossi da impulsi e da desideri, che impediscono la percezione della verità e lo sviluppo di un pensiero cosciente.

E’ la – non conoscenza di sé – viene rappresentata tutta la differenza tra ciò che uno crede di essere e ciò che realmente è: una nullità!

Ciò che appare ci inganna solamente, vi è la preponderanza dell’apparire quello che non si è, insomma una falsa realtà dove non conta ciò che noi siamo e che facciamo veramente, ma ciò che gli altri stimano e pensano di noi.

E in questo teatro del mondo tutto si muta in continuità, tutto si trasforma!

Ed ecco farsi largo una coscienza nuova che, fulminando coglie gli imprevedibili sussulti di altre coscienze … l’avventura umana continua di là di tutto, su quotidiane mappe marginate dal mistero dell’esistenza!

 

Udine 11 Gennaio 2024

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Vincenzo Calafiore

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