L’amore nella distanza

 

 

 

Di Vincenzo Calafiore

13 Luglio 2023 Udine

La mia lunga notte ruffiana e di tante immaginazioni finisce ai lembi di desideri intrappolati in quel buio davanti agli occhi, si spengono i dialoghi interrotti e ripresi senza tregua con le figure sfuggenti, e sagome contorte che scorrendo sulle pareti lasciano cadere altri incisi che preparano la mia partecipazione ad altri sogni con un intreccio serrato e aperto a molte voci dell’anima, come amanti in queste ore accorciamo le distanze che separano.

E’ una follia amare così, me lo dico sempre, eppure sono qui perso in quell’invisibile di te accanto, dentro di me. E’ una follia!

Non so cosa sia la follia, potrebbe essere tutto o niente, potrebbe essere amore o semplicemente incoscienza.

Potrebbe essere una condizione umana, è in noi, esiste come esiste la ragione, come esiste l’esistenza!

Strabica per la cecità di alcune plafoniere, la luce al neon del sottopasso della stazione ferroviaria marittima, muove le sagome dei passanti nella penombra.

Sulla strada che scende al mare, infuria il torrido caldo di luglio, così le notti, stritolate da un’atmosfera pesante, mostrano desideri fantasmi arenati nella calura, come mosche incollate sulla carta moschicida pendente dal lampadario …..

Un che di smarrimento, di freddo, avvelena la vista di un’immaginazione fugace bella è irraggiungibile, così dolce e serena ogni volta che ho incontrato i suoi occhi, nelle didascalie di pensieri svaporati sulle pareti di una squallida stanza senza amore.

Cosa farsene di un amore così, e a cosa potrebbe servire ?

Se non a rimanere prigioniero di un agonizzante amore.

Lo spazio che separa, le ore azzerate  somigliano alla deludente realtà del ritrovarsi comunque solo, ed è poi alla fine trovarsi dentro a un gioco di cui non si conoscono le regole; a prevalere è un’aria strana, piena di disagio, in cui il vero e il sognato si mescolano facendo emergere tra chiaroscuri, sentimenti che immancabilmente portano lontano.

Non è così che si vive, appeso a un sogno, a delle immaginazioni che come fantasmi animano la notte; per vivere mi lascerei portare via lontano .

Portami via ora adesso.

E penso a un messaggio in bottiglia che si lascia portare via da un mare che diventa sempre più grande, sempre più oceano; va via, galleggiando, sollevato in cielo dalle onde, e poi giù travolto dalla furia delle onde che lo rimbalzano da un mare all’altro fino a quando una mano raccoglierà quella bottiglia.

Penso a una notte in cui ci saranno delle mani che vorranno stringermi, mani capaci di carezze!

 

 

Vincenzo Calafiore

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