Calabria

La casa memoria dell’artista Giuseppe Pugliese genius loci di esperienze creative tra passato e futuro

L’associazione culturale “Le Tarme” istituisce la sua sede sociale e operativa a Brattirò (comune di Drapia) e presenta il progetto associativo. L’appuntamento è per domani, domenica 5 febbraio alle ore 18.

In programma corsi artistici e artigianali, di musica, di yoga, laboratori per bambini, spettacoli e incontri culturali nella casa dove ha vissuto Giuseppe Pugliese, artista-contadino e testimone dell’orrore nazista. Le sue sculture verranno esposte in mostra permanente.  

Sarà un evento pregno di significati sotto il profilo culturale e sociale quello che si celebrerà domenica pomeriggio a Brattirò. L’associazione “Le Tarme”, presieduta da Anna Maria Pugliese, con il vicepresidente Antony Greco e la segretaria Rosalba Romano, presenteranno al pubblico la sede associativa e il programma che prevede, già dalla prossima settimana, l’attivazione di laboratori artistici e artigianali rivolti sia ai bambini che agli adulti. Con un impegno rivolto alla riscoperta della dimensione comunitaria e dell’importanza della rete sociale e associativa, si terranno corsi di teatro, di arte, di musica, di musicoterapia, di yoga, ma anche laboratori di vario genere come quello di tessitura, accompagnati da spettacoli e altre iniziative che hanno lo scopo di sviluppare l’arte creativa. All’interno dei locali è presente anche una piccola biblioteca che nel tempo, auspica la Pugliese, potrà crescere.

A dare valore a queste esperienze di crescita sociale e culturale è il luogo dove ha la sede l’associazione culturale: una casa carica di memoria dove ha vissuto Giuseppe Pugliese e la sua famiglia, contadino-artista che ha realizzato sculture in legno di ulivo e alcune anche il pietra. Queste opere, circa 50 sculture, saranno esposte in mostra permanente. Rappresentano un patrimonio della civiltà contadina ma soprattutto un messaggio visivo e vivo che fa affiorare un archetipo della storia di un uomo che ha vissuto un’esperienza umana molto sofferta. Giuseppe Pugliese infatti ha preso parte alla campagna italiana in Grecia durante la Seconda guerra mondiale come volontario nell’arma dei Carabinieri (1941) e per due anni è stato detenuto nei Lager tedeschi. Al termine del conflitto incontra Costantino Simonov, giornalista della “Stella Rossa” nel campo di Luckenwalde. Quest’ultimo gli consegna l’unica copia del suo ultimo lavoro, Il campo dello stermino, unitamente al Massacro di Treumbrientzen. La storia di Giuseppe Pugliese è stata contrassegnata da questa esperienza traumatica vissuta nel campo di Luchenwald, con e insieme ai russi, che arrivò ad ospitare 45.000 deportati.

Nel settembre del 1945 dopo un viaggio lungo in treno e a piedi di notte arriva a Tropea. E’ scomparso nel 2009. Ad aprile avrebbe compiuto 101 anni.

Per quest’uomo l’arte ha rappresentato la trasformazione di quell’esperienza segnata dall’orrore. Ha cercato una dimensione di rinascita umana attraverso le sue sculture cariche di evocazioni, in cui la manualità artigianale si è sposata in modo mirabile ad una forma di creazione poetica originale, caratteristica degli uomini che hanno vissuto un dramma così profondo. Sulla sua storia è stato scritto un libro-memoria curato dal figlio, il prof. Antonio Pugliese (Università degli studi di Messina), dal titolo “Mio padre nel lager”, da cui è stato tratto l’omonimo docufilm realizzato dal regista Enzo Carone (2010). Sulla sua attività artistica contrassegnata da diverse mostre e importanti premi, nel 2011 è stato pubblicato, sempre a cura del prof. Antonio Pugliese, un testo illustrato che raccoglie una serie di documenti e di interventi critici in cui si racconta l’origine e il significato umano, artistico e antropologico della sua produzione scultorea, dal titolo “Giuseppe Pugliese. L’artista solitario”. Oltre alle opere, la sede dell’associazione culturale “Le Tarme”, riveste un ulteriore valore, in quanto la costruzione è stata realizzata anche con le mani di questo artista-contadino, che risale ai primi anni ‘60. Non è solo quindi sede sociale ma è an che una casa e quindi si incontrano tante esperienze che raccontano uno spaccato della microstoria degli uomini di questa terra, sia passati che presenti. Così si dà vita ad un luogo dove le nuove generazioni potranno far rivivere il rapporto con il vissuto dei propri antenati, e rievoca il culto dei “lari familiari” che facevano parte della religiosità domestica romana. Il presidente dell’associazione, la dott.ssa Anna Maria Pugliese, è la nipote di Giuseppe Pugliese. Nei locali dove ha vissuto la famiglia paterna ha voluto creare questo legame con l’esperienza del nonno, sia umana che artistica. In questa associazione quindi si evoca l’immagine di genius loci, come luogo di ispirazione creativa.

Nicola Rombolà

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