Politica

Draghi rimarrà in carica anche dopo il voto per un tempo indefinito…

Il Governo Draghi è dimissionario e, secondo legge, rimarrà in carica per un tempo indefinito, fino a quando non viene nominato quello successivo. Al Governo Draghi rimane il compito di occuparsi delle questioni urgenti, il “disbrigo degli affari correnti”: “atti dovuti” (previsti dalla legge) che richiedono l’intervento dell’esecutivo sia collegialmente, in consiglio dei ministri, che dei singoli ministeri. Lo stabilisce la Costituzione.

In pratica dopo il 25 settembre, quando gli elettori avranno espresso le loro preferenze, il governo non si formerà subito ma si aprirà la nuova fase per formare il nuovo esecutivo. Ci sono tappe scandite ad iniziare dalla convocazione degli eletti. Si forma il nuovo Parlamento e poi i gruppi parlamentari. Si eleggono i presidenti della Camera e del Senato. Poi si procede con le consultazioni davanti al Presidente della Repubblica.

Le consultazioni si attivano dopo ogni elezione politica e ogni volta che si ufficializza una crisi che porta alle dimissioni del governo in carica. È la “fase preparatoria” della formazione del governo, come vengono anche definite le consultazioni, è disciplinata dalla Costituzione e che può subire variazioni nel corso degli anni. Il Presidente Mattarella riceve per primi i presidenti delle camere e poi le delegazioni politiche. Le delegazioni sono formate dai capi dei gruppi parlamentari, che devono essere formati ufficialmente il giorno prima dell’avvio delle consultazioni, dai rappresentanti delle coalizioni e dai leader dei partiti. Gli incontri proseguono sino a quando non si trova una maggioranza. Se le consultazioni non appaiono significative, il presidente della Repubblica procede con l’assegnazione di un mandato esplorativo, in genere dato ad uno dei presidenti del Parlamento, per indagare tra le coalizioni se ci sono margini tra le coalizioni per formare una maggioranza. Alle ultime politiche del 2018 sono serviti 80 giorni (quasi 3 mesi) per arrivarne alla formazione.

Dopo aver verificato la presenza di una maggioranza, il capo dello Stato convocherà chi viene indicato dalle forze politiche come in grado di ottenere la fiducia e diventare premier, per conferirgli l’incarico di formare il governo. Poi il possibile nuovo presidente del consiglio potrà decidere se accettare subito o “con riserva” (farà ulteriori verifiche per capire se c’è un programma politico tale da consentirgli il raggiungimento di una maggioranza). Se accetta l’incarico può formare il governo e presentare la lista dei ministri al capo dello stato. Ottenuta la nomina dal Presidente ci sarà il giuramento di premier e ministri dove avverrà il passaggio di consegne la “cerimonia del campanello”. Solo allora sarà quasi operativo il nuovo governo. Poi andrà alle camere per ottenere la fiducia e, una volta ottenuto il voto favorevole, entrerà a tutti gli effetti in carica.

Redazione

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