Il senso

 

Di Vincenzo Calafiore

29 Marzo 2022 Udine

Uno scrittore è colui che passa gli anni della sua vita nella paziente ricerca dell’essere distinto e porta dentro di sé il mondo che gli appartiene e lo rende allo stesso tempo quello che è: un diverso!

Io vivo in due mondi diversi e paralleli, che cerco in ogni modo di tenere separati, l’uno dall’altro.

Uno arrogante e idiota, schiavo delle illusioni; e l’altro fatto di silenzi e musica, ove è possibile donarsi alla riflessione, agli approfondimenti, a una specie di confessione senza pudore a volte; è un “ tutto” di più nobile e più sacro: è la letteratura coi suoi segreti, come la scrittura,che porta una persona a chiudersi in una stanza, la spinge a sedersi a una scrivania,e a costruire un mondo  nuovo tra le proprie ombre, con le parole.

Parole che vivranno per sempre.

Scrivere è come scavare un pozzo con uno stuzzicadenti, come dire che lo scrivere è un lavoro di pazienza e riflessione, di ostinazione, allo stesso tempo è donazione a chi legge.

Leggere è un’esperienza radicale, che, fatta nel profondo, cambia la vita del lettore o di chi legge.

Ci sono due modi di leggere:

uno è per passare il tempo, quel tipo di lettura che non ricordi nulla e non capisci nulla

l’altro è quella lettura approfondita, radicale se si vuole, che scatena una reazione di cambiamento nel lettore o di chi legge.

Ma in tutto, in tutte le nostre cose perché siano tali occorre che ci sia un senso, come il semplice vivere, ci vuole un senso; la mia più grande ispirazione sin da giovane era stata quella di vivere in solitudine, lontano e al riparo dalla massa; poi ho cominciato a studiare e  ho studiato moltissimo con un solo scopo: scrivere! Dedicarmi soltanto alla scrittura.

Amo profondamente Dostoevskj e Balzac…

Io sono un visuale che ha estremo bisogno di descrivere minutamente ciò che vedo o sento in me; ma amo anche Calvino, Gadda, come Dante Alighieri che sono sedimentati in me.

C’è una sorta di dialogo continuo tra me e il mio mondo, è grazie a questi dialoghi che ho imparato a scrivere in maniera leggera, profonda; direi che ho bisogno della letteratura come di una medicina quotidiana.

E’ la parte migliore della giornata; non voglio mettere niente tra il risveglio e il sedermi al tavolo di lavoro… Ho imparato perfino a non leggere i quotidiani pieni solo di brutte notizie. E invece rileggo ciò che ho scritto la notte  o il giorno prima.

Mi soffermo a guardare la mano destra con le dita sporche d’inchiostro si muove in maniera primordiale, è una mano animata dalla mente … mi chiedo quanto abbia scritto.

In tutto questo c’è una realtà da tenere lontana e si tratta dell’umanità che in un tempo rapidissimo ha perduto anima e dimensioni umane, mentre la vita, quella che io intendo vita è un luogo dell’anima dove la melancolia diventa senso stesso del vivere, quello che ancora si vede e si sente in certe persone  i cosiddetti – viandanti del tempo – con quell’aria bizzarra, disordinata, che da sole raccontano tante storie.

Non viviamo, ma sopravviviamo a questo sistema che tutto è tranne che vita, esistenza; ove non c’è mai nulla di chiaro, non c’è giustizia. Perché se è vero che la giustizia rappresenta le fondamenta dell’esistenza, non può esserci giustizia senza la libertà e la libertà è legata profondamente alla parola- logos – … la parola è cultura!

E’ bella la libertà di scrivere, così poter abbracciare nuovi universi, di identificarsi nei tanti personaggi nella testa di uno scrittore, diversi persino in una donna …paradiso dell’innocenza!

Come vi sono due modi di leggere o di scrivere così è la donna, artefice di felicità e di gioia, serenità o guerra!

Allo stesso tempo noi, così stupidi e indifferenti da non accorgersi che le cose più preziose stanno attorno a noi…. E le andiamo a cercare!

 

 

Vincenzo Calafiore

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